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  1. Olimpiadi, la denuncia di Ghali sui social: “Non potrò cantare l’inno d’Italia alla cerimonia di apertura”

    Thu, 05 Feb 2026 21:25:57 -0000

    <p>&#8220;Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché non mi vorrebbero. So perché mi hanno invitato. So anche perché non ho più potuto cantare l’inno d’Italia. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/ghali-inno-italia-olimpiadi-milano-cortina-notizie/8282001/">Olimpiadi, la denuncia di Ghali sui social: &#8220;Non potrò cantare l&#8217;inno d&#8217;Italia alla cerimonia di apertura&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>&#8220;Lo so. So quando una voce viene accettata. So quando viene corretta. So quando diventa di troppo. So perché vogliono uno come me. So anche perché <strong>non mi vorrebbero</strong>. So perché mi hanno invitato. So anche perché <strong>non ho più potuto cantare l’inno d’Italia</strong>. So perché mi hanno proposto di recitare una poesia sulla pace. So che poteva contenere più di una lingua. So che una lingua, quella araba, all’ultimo <strong>era di troppo</strong>. So che un mio pensiero non può essere espresso. So anche che un mio silenzio fa rumore. So che è tutto un Gran Teatro&#8221;. Lo scrive Ghali in un <strong>post su Instagram</strong> pubblicato in tre lingue &#8211; italiano, inglese e arabo &#8211; a proposito delle polemiche sulla sua partecipazione alla <strong>cerimonia di apertura</strong> delle <strong>Olimpiadi invernali di Milano-Cortina</strong>, in programma venerdì a San Siro, dove si esibirà con Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli.</p> <p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-8282016" src="https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2026/02/05/Cattura-630x789.png" alt="" width="630" height="789" /></p> <p>La presenza di Ghali è vista con sospetto dal governo e in particolare dalla Lega, per le posizioni espresse dal rapper milanese in favore della causa palestinese, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/11/sanremo-2024-lambasciatore-disraele-attacca-ghali-per-aver-detto-stop-al-genocidio-gasparri-la-rai-si-scusi-e-lad-sergio-solidarieta-alla-comunita-ebraica/7437458/" target="_blank" rel="noopener">che già gli costarono pesanti attacchi a <strong>Sanremo 2024</strong></a>. Il Carroccio aveva definito il cantante “un odiatore di Israele e del centrodestra” e “sconcertante” il suo invito alla cerimonia. Mercoledì il ministro dello Sport Andrea Abodi aveva rassicurato che Ghali avrebbe detto &#8220;le cose concordate con gli organizzatori&#8221;: &#8220;Questo non sarà il palco di un concerto qualunque, ma un posto in cui <strong>tutti rispetteranno delle regole</strong>&#8220;, ha detto. Nel post, il rapper svela i retroscena della vicenda. E lo accompagna con un messaggio sibillino: &#8220;A domani&#8221;</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/ghali-inno-italia-olimpiadi-milano-cortina-notizie/8282001/">Olimpiadi, la denuncia di Ghali sui social: &#8220;Non potrò cantare l&#8217;inno d&#8217;Italia alla cerimonia di apertura&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  2. Referendum, pure Nordio smentisce FdI e Salvini: “La riforma non incide minimamente sui fatti di Torino”

    Thu, 05 Feb 2026 20:16:30 -0000

    <p>Un eventuale Sì al referendum &#8220;non inciderebbe minimamente&#8221; sulle decisioni della magistratura in vicende come quella dei manifestanti di Torino, arrestati per gli scontri di sabato e poi scarcerati dal gip. Ad ammetterlo è lo stesso promotore della riforma, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo alla domanda del Fatto che gli ha chiesto un [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/pure-nordio-smentisce-fdi-e-salvini-la-riforma-non-incide-minimamente-sui-fatti-di-torino/8281855/">Referendum, pure Nordio smentisce FdI e Salvini: &#8220;La riforma non incide minimamente sui fatti di Torino&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Un eventuale Sì al referendum &#8220;<strong>non inciderebbe minimamente</strong>&#8221; sulle decisioni della magistratura in vicende come quella dei manifestanti di Torino, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/scontri-torino-askatasuna-guerriglia-urbana-notizie/8279854/" target="_blank" rel="noopener">arrestati per gli scontri di sabato</a> e poi <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/scontri-torino-askatasuna-arrestati-aggressione-poliziotto-news/8279608/" target="_blank" rel="noopener">scarcerati dal gip</a>. Ad ammetterlo è lo stesso promotore della riforma, il ministro della Giustizia <strong>Carlo Nordio</strong>, rispondendo alla domanda del <em>Fatto</em> che gli ha chiesto un commento sulle affermazioni del suo collega <strong>Matteo Salvini</strong>, secondo cui votare Sì serve a evitare nuovi casi di questo tipo: un concetto propagandato sui social anche da Fratelli d&#8217;Italia. Nordio sottolinea che, anche se la riforma passasse, &#8220;la magistratura resterebbe assolutamente indipendente ed autonoma e quindi valuterebbe le situazioni e deciderebbe in piena autonomia&#8221;: quindi &#8220;il referendum non inciderebbe minimamente. Poi nella dialettica o nella polemica politica ogni parte <strong>enfatizza</strong> quelle che possono essere le conseguenze del Sì o del No. In questo caso, probabilmente, il collega Salvini le ha enfatizzate, però da ex magistrato e da ministro della Giustizia posso dire che in casi come questo la magistratura resterebbe sovrana&#8221;. Il Guardasigilli esclude pure una responsabilità del giudice: &#8220;La magistratura <strong>si limita ad applicare la legge</strong>. E se la legge consente a una persona che ha preso a martellate un poliziotto di andare il giorno dopo ai domiciliari, vuol dire che la legge è <strong>inadeguata e carente</strong>. Ed è per questo che stiamo intervenendo per cambiarla&#8221;, afferma.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/pure-nordio-smentisce-fdi-e-salvini-la-riforma-non-incide-minimamente-sui-fatti-di-torino/8281855/">Referendum, pure Nordio smentisce FdI e Salvini: &#8220;La riforma non incide minimamente sui fatti di Torino&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  3. Mareggiata nelle Marche, distrutti chilometri di costa a Porto Recanati. Sindaco: “Erosione che va avanti da decenni”

    Thu, 05 Feb 2026 19:52:21 -0000

    <p>Una violenta mareggiata da sud, praticamente in assenza di vento o piogge particolari, l&#8217;esondazione del fiume Musone a causa del mare che non riceve, e conseguenti allagamenti e danni a strutture balneari su tutti i 9 chilometri di lungomare di Porto Recanati, in provincia di Macerata, in particolare a Scossicci ma anche nella zona sud [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/mareggiata-porto-recanati-marche-danni-notizie/8281799/">Mareggiata nelle Marche, distrutti chilometri di costa a Porto Recanati. Sindaco: &#8220;Erosione che va avanti da decenni&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Una<strong> violenta mareggiata</strong> da sud, praticamente in assenza di vento o piogge particolari, l&#8217;esondazione del fiume Musone a causa del mare che non riceve, e conseguenti <strong>allagamenti e danni a strutture balneari</strong> su tutti i 9 chilometri di lungomare di <strong>Porto Recanati</strong>, in provincia di Macerata, in particolare a Scossicci ma anche nella zona sud del centro. La strada provinciale è stata chiusa a causa dei detriti lasciati dal mare. L&#8217;emergenza, iniziata nella tarda serata di ieri con gli allagamenti e i disagi per gli chalet, è poi proseguita e si è aggravata nella notte con l&#8217;uscita del fiume Musone che ha provocato altri danni anche alla strada lungo la costa. Ieri sera la furia del mare ha <strong>divelto anche la protezione con grandi sacchi di sabbia</strong> posti come barriera per alcuni stabilimenti balneari, con l&#8217;acqua che è penetrata in alcuni chalet e altre strutture. &#8220;Diciotto anni di lavoro ed è tutto finito&#8221; ha detto <strong>Giuseppe Frisari</strong>, titolare di uno chale sul lungomare.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/mareggiata-porto-recanati-marche-danni-notizie/8281799/">Mareggiata nelle Marche, distrutti chilometri di costa a Porto Recanati. Sindaco: &#8220;Erosione che va avanti da decenni&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  4. Attacchi hacker ad ambasciate e siti Olimpiadi, scontro tra Roma e Mosca: “Rivendicati da Noname057(16)”, “calunnie”

    Thu, 05 Feb 2026 19:45:01 -0000

    <p>Sono stati gli hacker filorussi del gruppo Noname057(16) a rivendicare e motivare il cyberattacco contro alcune sedi diplomatiche italiane e siti legati alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. La rivendicazione ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle “intromissioni” esterne, denunciato nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva parlato di azioni ostili [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/attacchi-hacker-a-ambasciate-e-olimpiadi-scontro-tra-roma-e-mosca-rivendicati-dal-gruppo-noname05716-calunnie-senza-prove/8281748/">Attacchi hacker ad ambasciate e siti Olimpiadi, scontro tra Roma e Mosca: &#8220;Rivendicati da Noname057(16)&#8221;, &#8220;calunnie&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p data-start="196" data-end="616">Sono stati gli hacker filorussi del <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/tajani-sventati-cyberattacchi-russi-milano-cortina-ambasciate-news/8279998/">gruppo Noname057(16)</a> a rivendicare e motivare il cyberattacco contro alcune sedi diplomatiche italiane e siti legati alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. La rivendicazione ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle “intromissioni” esterne, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/tajani-sventati-cyberattacchi-russi-milano-cortina-ambasciate-news/8279998/">denunciato nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva parlato di azioni ostili prontamente sventate.</a></p> <p data-start="618" data-end="1044">Secondo quanto riferito dalla Farnesina, gli attacchi informatici hanno colpito sedi del ministero degli Esteri, a partire dall’ambasciata italiana a Washington, e alcuni siti riconducibili alle Olimpiadi invernali, inclusi portali di alberghi a <strong>Cortina</strong>. Gli episodi si inseriscono in un contesto di crescente pressione cibernetica attribuita ad attori filorussi, attivi su obiettivi istituzionali e infrastrutture simboliche.</p> <p data-start="1046" data-end="1676">Nel ribadire la posizione dell’Italia, la Farnesina ha chiarito che “<strong>l&#8217;Italia non ha alcun pregiudizio contro la Russia, non è in guerra con la Russia</strong>”, ma condanna fermamente “la violazione del diritto internazionale prodotta dall’invasione dell’Ucraina”. Una guerra che, sottolinea il ministero, la Russia continua a portare avanti “uccidendo cittadini ucraini e distruggendo installazioni elettriche, ospedali e strutture civili”. L’Italia, viene aggiunto, sostiene tutte le iniziative di pace promosse dagli Stati Uniti e rivolge “un appello alle autorità russe a negoziare con spirito costruttivo al tavolo delle trattative”.</p> <p data-start="1046" data-end="1676">Alle accuse di Tajani ha replicato duramente Mosca. La Russia ha definito <strong data-start="1839" data-end="1853">“calunnie”</strong> le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano sui cyberattacchi di matrice russa. “<strong data-start="1943" data-end="2018">Se tali dichiarazioni vengono fatte senza prove, sono definite calunnie</strong>”, ha affermato all’agenzia <strong data-start="2046" data-end="2061">Ria Novosti</strong> la portavoce del ministero degli Esteri russo, <strong data-start="2109" data-end="2128">Maria Zakharova</strong>, respingendo ogni responsabilità di Mosca negli attacchi denunciati.</p> <p data-start="1678" data-end="2186">La presa di posizione della Farnesina arriva anche in risposta alle <strong>accuse di “pregiudizi” mosse dall’ambasciata russa</strong>, che sui social ha adottato un tono apertamente canzonatorio. Nel messaggio si ironizzava sul fatto che la Russia venga indicata come responsabile “sempre e di tutto”, arrivando a citare, tra le provocazioni, lo scioglimento dei ghiacciai sulle Alpi, il maltempo in Sicilia, le malattie dei pini romani, il calo dei pesci spada nel Mediterraneo e persino “le zanzare italiane incattivite”.</p> <p data-start="2188" data-end="2645">Una presa in giro che il ministero degli Esteri non ha accettato, sottolineando come l’attribuzione degli attacchi non sia frutto di pregiudizi, ma della rivendicazione diretta degli stessi hacker. Il gruppo Noname057(16) <strong>è attivo dal 2022 ed è già da tempo sotto osservazione</strong> da parte delle autorità europee: Europol ed Eurojust, nel luglio 2025, hanno emesso sei mandati di arresto nei confronti di membri ritenuti coinvolti nelle attività del collettivo.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/attacchi-hacker-a-ambasciate-e-olimpiadi-scontro-tra-roma-e-mosca-rivendicati-dal-gruppo-noname05716-calunnie-senza-prove/8281748/">Attacchi hacker ad ambasciate e siti Olimpiadi, scontro tra Roma e Mosca: &#8220;Rivendicati da Noname057(16)&#8221;, &#8220;calunnie&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  5. Dl sicurezza, Nordio: “Vogliamo evitare il ritorno delle Br”. E Salvini rilancia: “Porteremo la cauzione in Parlamento”

    Thu, 05 Feb 2026 19:26:02 -0000

    <p>&#8220;Cerchiamo, con un’attività di prevenzione e di repressione, di evitare che quei tristi momenti si ripetano&#8220;. In conferenza stampa dopo l&#8217;approvazione del pacchetto Sicurezza in Consiglio dei ministri, Carlo Nordio si spinge a paragonare le violenze degli ultimi giorni con il fenomeno terroristico delle Brigate rosse, &#8220;nato proprio per una insufficiente attenzione, anche da parte [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/decreto-sicurezza-nordio-brigate-rosse-notizie/8281738/">Dl sicurezza, Nordio: &#8220;Vogliamo evitare il ritorno delle Br&#8221;. E Salvini rilancia: &#8220;Porteremo la cauzione in Parlamento&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>&#8220;Cerchiamo, con un’attività di prevenzione e di repressione, di <strong>evitare</strong> <strong>che quei</strong> <strong>tristi momenti si ripetano</strong>&#8220;. In conferenza stampa dopo <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/decreto-sicurezza-fermo-preventivo-pm-notizie/8281442/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;approvazione del <strong>pacchetto Sicurezza</strong> in <strong>Consiglio dei ministri</strong></a>, <strong>Carlo Nordio</strong> si spinge a paragonare le violenze degli ultimi giorni con il fenomeno terroristico delle<strong> Brigate rosse</strong>, &#8220;nato proprio per una insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di <strong>aggressività</strong> odiosa nei confronti delle <strong>forze dell’ordine</strong> che era stata trascurata, anche da parte della cosiddetta società civile&#8221;, dice. Il ministro della Giustizia respinge la definizione di &#8220;<strong>scudo penale</strong>&#8221; per la norma &#8211; pensata per gli agenti di polizia &#8211; che impedisce l&#8217;iscrizione nel registro degli indagati di chi agisce in presenza di &#8220;evidente&#8221; legittima difesa: &#8220;Non è uno scudo penale, qui l’impunità <strong>non c&#8217;è per nessuno</strong>&#8220;, afferma. Semplicemente, &#8220;questa persona non può essere chiamata indagato. Che<strong> non è cosa da poco</strong>, visto che la parola &#8220;indagato&#8221;, un orrido neologismo, è sinonimo di condanna&#8221;.</p> <p><strong>Matteo Piantedosi</strong>, invece, nega che <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/31/askatasuna-corteo-torino-scontri-polizia-notizie-2/8275658/" target="_blank" rel="noopener">i disordini di sabato scorso a Torino</a> abbiano provocato un&#8217;accelerazione nel via libera al pacchetto. &#8220;Sono norme di cui si è parlato, <strong>era noto che le stessimo studiando</strong> già prima, questo dimostra che non sono stati i pur gravi fatti di Torino a portarci a queste scelte&#8221;, dice il ministro dell&#8217;Interno. Negando anche un influsso della vicenda sullo spostamento delle misure sullo &#8220;scudo&#8221; e sul fermo preventivo dal disegno di legge al decreto-legge: &#8220;Si era parlato nelle settimane scorse di un pacchetto complessivo di norme, alla fine si è fatta una <strong>valutazione sistematica</strong> con i tecnici di Palazzo Chigi e con il <strong>sottosegretario Mantovano</strong>, di dedicare il disegno di legge a misure organizzative e ordinamentali e inserire le norme con efficacia diretta nel decreto legge&#8221;, afferma.</p> <p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/cauzioni-manifestare-salvini-rinvia-decreto-sicurezza-notizie/8280013/" target="_blank" rel="noopener">In nessuno dei due provvedimenti del pacchetto è entrata invece la <strong>cauzione</strong> per gli organizzatori delle manifestazioni</a>, misura chiesta dalla Lega di <strong>Matteo Salvini</strong>. Piantedosi, ministro tecnico in quota leghista, tenta di descrivere il bicchiere come mezzo pieno: &#8220;Abbiamo adottato una serie di spunti normativi sull&#8217;<strong>obbligo di preavviso</strong> della manifestazione, la cui inottemperanza è assoggettata a misure di carattere pecuniario molto importanti. Se non è una cauzione, di fatto già anticipa il concetto di <strong>responsabilizzare</strong> chi presenta preavvisi di manifestazione&#8221;, sostiene. Ma Salvini guarda già al futuro: la cauzione &#8220;continua a starmi a cuore, a Lega<strong> la porterà in Parlamento</strong> e sono convinto che la maggioranza si troverà&#8221;, dice il vicepremier a <em>Otto e mezzo </em>su La7.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/decreto-sicurezza-nordio-brigate-rosse-notizie/8281738/">Dl sicurezza, Nordio: &#8220;Vogliamo evitare il ritorno delle Br&#8221;. E Salvini rilancia: &#8220;Porteremo la cauzione in Parlamento&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  6. Camicia nera, crocefisso e l’ombra del traffico di armi: ecco chi è l’80enne indagato nell’inchiesta su turisti cecchini di Sarajevo

    Thu, 05 Feb 2026 19:25:49 -0000

    <p>Un uomo “spregevole”, “estremamente malvagio”, uno di quelli che incutono davvero paura. Appassionato di armi, cacciatore e fascista dichiarato. È solo l’inizio della descrizione dell’uomo di Savorgnano, frazione di San Vito al Tagliamento, nel Pordenonese, considerato uno dei turisti cecchini di Sarajevo sui cui indaga la Procura di Milano. Sarebbe stato lo stesso uomo, oggi [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/camicia-nera-crocefisso-e-lombra-del-traffico-di-armi-il-profilo-dell80enne-friulano-indagato-nellinchiesta-su-turisti-cecchini-di-sarajevo/8281787/">Camicia nera, crocefisso e l’ombra del traffico di armi: ecco chi è l’80enne indagato nell’inchiesta su turisti cecchini di Sarajevo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Un uomo “spregevole”, “estremamente malvagio”, uno di quelli che incutono davvero paura. Appassionato di armi, cacciatore e fascista dichiarato. È solo l’inizio della descrizione dell’<strong>uomo di Savorgnano</strong>, frazione di San Vito al Tagliamento, nel Pordenonese, considerato uno dei turisti cecchini di Sarajevo sui cui indaga la Procura di Milano. Sarebbe stato lo stesso uomo, oggi ottantenne, a raccontare agli amici del bar del paese ciò che faceva negli anni della guerra nei Balcani. All’epoca dei fatti lavorava come <strong>autotrasportatore</strong> per un’azienda metalmeccanica del territorio sanvitese e si recava spesso nei Balcani per motivi professionali. Ma non solo. Da quanto emerso, nei fine settimana partiva dalla propria abitazione, lasciava moglie e figli e andava a a colpire civili inermi. Azioni che raccontava apertamente e, secondo le testimonianze raccolte, di cui vantava.</p> <p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/undefined-7/8280364/">L&#8217;anziano è indagato dalla Procura di Milano</a>, nell’ambito di un’inchiesta condotta dal Ros dei Carabinieri, con l’accusa di omicidio volontario continuato. Avrebbe ucciso “civili inermi”, tra cui donne, anziani e bambini, probabilmente spinto da motivazioni ideologiche. Il 4 febbraio i Carabinieri hanno perquisito la sua abitazione, rinvenendo sette armi regolarmente detenute: due pistole, una carabina e quattro fucili. L’ex autotrasportatore è atteso per un interrogatorio in Procura a Milano il prossimo 9 febbraio.</p> <p>Viene descritto come un uomo dallo sguardo glaciale, dal fisico asciutto e nervoso, che dichiarava pubblicamente di indossare<strong> la camicia nera “come una bandiera”</strong>. Altro simbolo per lui fondamentale era il <strong>crocefisso</strong>, che portava sempre ben visibile sul petto. Secondo il racconto che ci è stato riferito, l’uomo sarebbe stato anche al centro di un traffico di armi e avrebbe utilizzato l’azienda per cui lavorava come copertura. Tra le merci ordinarie, si faceva recapitare pezzi di armi e componenti delle stesse. Sebbene le finalità di questi invii non siano ancora chiare, diversi operai avrebbero visto tali materiali tra gli imballaggi in arrivo.</p> <p>Non è dato sapere se questo presunto “cecchino del weekend” agisse da solo o se facesse parte di un gruppo organizzato. È però certo che conosceva molto bene i Balcani e che vi manteneva <strong>contatti stabili</strong>. In paese l’uomo è conosciuto. C’è chi lo definisce spregiudicato e pericoloso e ricorda un episodio considerato emblematico: durante una festa, alcuni anni fa, sarebbe uscito da un locale e avrebbe iniziato a sparare colpi in aria a caso, scatenando il panico tra i presenti.</p> <p>È emerso anche un secondo profilo, radicalmente diverso, sul quale la Procura sta svolgendo accertamenti, a quanto apprende IlFattoQuotidiano. Si tratta di <strong>un ex alpino</strong> che oggi vive in un paese della Carnia. All’epoca dei fatti, secondo quanto riferito, operava con l’Unprofor in contesti riconducibili all’intelligence americana, la Cia. Il suo compito sarebbe stato quello di proteggere la popolazione di Sarajevo dai cecchini, svolgendo quindi attività di contro-cecchinaggio. Anche quest’uomo avrebbe raccontato le proprie azioni agli amici, complice qualche bicchiere di troppo, durante i ritrovi con gli alpini.</p> <p>Da quanto emerso finora sull’organizzazione dei cosiddetti “Safari dell’orrore”, uno dei luoghi di ritrovo dei cacciatori del weekend sarebbe stato proprio il Friuli-Venezia Giulia, in particolare <strong>Trieste</strong>, a meno di un’ora dai luoghi di residenza dei due <em>presunti sniper</em> del Nord-Est.</p> <p>Sebbene il fenomeno dei cecchini civili fosse poco noto all’opinione pubblica, le autorità italiane – in particolare l&#8217;allora Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare (Sismi) – erano a conoscenza della loro presenza grazie alle informazioni fornite dai servizi di intelligence bosniaci. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/18/turisti-cecchini-sarajevo-inchiesta-testimone-notizie/8200108/">Come ha sostenuto l’ex agente bosniaco Edin Subašić,</a> che ha dichiarato come il Sismi avesse successivamente comunicato di aver individuato e interrotto il fenomeno. Se ciò fosse vero, tuttavia, il Sismi avrebbe dovuto disporre di informazioni precise su persone e identità coinvolte. Ma non risultano inchieste giudiziarie né procedimenti a loro carico. Nel 2022, con la pubblicazione del documentario Safari Sarajevo, il caso è emerso all’attenzione dell’opinione pubblica. Ma solo recentemente è stata aperta un&#8217;inchiesta.</p> <p>Già durante il processo per crimini di guerra svoltosi davanti al Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, il testimone <strong>John Jordan</strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/11/10/inchiesta-a-milano-per-i-safari-della-morte-di-sarajevo-si-indaga-sui-turisti-che-pagavano-per-essere-cecchini/8190978/">, ex marine, nell’udienza del 22 febbraio 2007 dichiarò di aver visto dei “tourism shooters” (tiratori turistici)</a>. Precisò di aver sentito per la prima volta questa espressione a Beirut, durante la guerra civile lungo la Linea Verde. Jordan aggiunse che questi uomini “avevano armi più adatte alla caccia al cinghiale nella Foresta Nera che a combattere in un ambiente urbano nei Balcani”.</p> <p>Questo nuovo filone d’indagine, tutto friulano, si aggiunge a quello già evidenziato dallo scrittore<strong> Ezio Gavazzeni</strong>, autore dell’esposto che ha dato origine all’inchiesta giudiziaria in Italia. In quel caso, i cecchini del weekend – italiani, francesi, canadesi e russi – erano persone con grandi disponibilità economiche e ruoli di rilievo nella società: medici, magistrati, avvocati, imprenditori, disposti a pagare cifre esorbitanti per poter sparare e uccidere esseri umani. Secondo i racconti raccolti, arrivavano a versare fino a 100 milioni di vecchie lire per poter uccidere un bambino. Nel filone friulano, invece, si tratta di persone appartenenti al ceto medio che, da quanto emerso finora, <strong>non pagavano per uccidere</strong>.</p> <p><strong>di Marianna Maiorino</strong></p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/camicia-nera-crocefisso-e-lombra-del-traffico-di-armi-il-profilo-dell80enne-friulano-indagato-nellinchiesta-su-turisti-cecchini-di-sarajevo/8281787/">Camicia nera, crocefisso e l’ombra del traffico di armi: ecco chi è l’80enne indagato nell’inchiesta su turisti cecchini di Sarajevo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  7. Nuova carta docente, sindacati divisi. Flc Cgil: “Cifra decurtata”. Cisl e Gilda “soddisfatti”, Uil: “Si includa anche il personale Ata”

    Thu, 05 Feb 2026 19:12:25 -0000

    <p>La “nuova” carta docente, annunciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito su ilfattoquotidiano.it, divide il mondo del sindacato. Se Cisl Scuola e Gilda degli insegnanti si ritengono soddisfatti dei cambiamenti messi in atto a viale Trastevere, la segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi punta il dito contro il governo sottolineando la diminuzione di cento euro [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/carta-docente-riduzione-importo-sindacati-notizie/8281763/">Nuova carta docente, sindacati divisi. Flc Cgil: &#8220;Cifra decurtata&#8221;. Cisl e Gilda &#8220;soddisfatti&#8221;, Uil: &#8220;Si includa anche il personale Ata&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>La “nuova” carta docente, <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/carta-docente-precari-valditara-notizie/8280865/">annunciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito su <em>ilfattoquotidiano.it</em></a>, divide il mondo del sindacato. Se <strong>Cisl Scuola</strong> e <strong>Gilda</strong> degli insegnanti si ritengono soddisfatti dei cambiamenti messi in atto a viale Trastevere, la segretaria della <strong>Flc Cgil</strong>, <strong>Gianna Fracassi</strong> punta il dito contro il governo sottolineando la diminuzione di cento euro che vi sarà nel borsino elettronico: “<strong>Una riduzione ingiusta</strong> e non compensata da misure sostitutive. Invece di adeguare il fondo per la carta al costo della vita — considerando che dal 2015 l&#8217;inflazione ha eroso del 20% il potere d&#8217;acquisto — <strong>la cifra è stata drasticamente decurtata</strong> anche nel suo valore nominale, limitando sensibilmente la capacità dei docenti di investire nella propria formazione”.</p> <p>Più cauti la Uil Scuola e la Cisl. <strong>Ivana Barbacci</strong>, a capo di quest’ultima spiega: “Avere ampliato la platea dei beneficiari è un risultato positivo, coerente con la rivendicazione di un trattamento non discriminante per il personale precario. A fronte della indisponibilità a incrementare la copertura economica di un beneficio destinato in origine al solo personale di ruolo,<strong> era inevitabile una riduzione dell’importo pro capite</strong>. È dunque evidente la necessità di rivendicare, in prospettiva, un adeguamento delle risorse disponibili, se si vuole ripristinare in via generale l’importo originariamente previsto. La questione, infatti, non può essere affrontata e gestita con <strong>una logica ragionieristica</strong>, ma richiede scelte chiare e impegnative di natura politica, nell’ottica di un rafforzamento degli investimenti destinati al sistema d’istruzione e al lavoro che vi si svolge”.</p> <p>Più complesso il ragionamento di D’Aprile, segretario nazionale <strong>Uil Scuola</strong>: &#8220;Servono garanzie chiare sulla <strong>gestione delle risorse</strong> che saranno assegnate alle scuole. In particolare, sulle modalità concrete di utilizzo dei fondi destinati alla formazione, che non dovranno essere frammentati o disomogenei tra istituti. Ci riserviamo di esprimere una valutazione nel merito, in attesa di leggere il provvedimento, auspicando che <strong>la riduzione di circa cento euro del borsellino individuale</strong>, verrà compensata dall’incremento complessivo delle risorse annunciate che, a parer nostro, dovrà consentire l&#8217;ampliamento della platea dei beneficiari, includendo anche il personale Ata, oggi ancora escluso”.</p> <p>Al sindacato di Landini non sta proprio bene la mossa del ministro: “Per ampliare la platea dei beneficiari ai docenti con contratto a tempo determinato e al personale educativo, <strong>il Mim ha scelto di non incrementare i fondi complessivi</strong>, preferendo tagliare la quota spettante al singolo lavoratore. In questo modo – sottolinea Fracassi &#8211; <strong>l&#8217;estensione di un diritto è stata di fatto posta a carico del personale stesso</strong>”.</p> <p>La Cgil non approva nemmeno lo stanziamento fatto per il comodato: “Il decreto prevede <strong>200 milioni di euro</strong> (fondi Pon) in favore degli istituti per l&#8217;acquisto di dotazioni tecnologiche, come Pc e tablet, da destinare ai docenti in comodato d&#8217;uso. Una misura che non compensa il venir meno di <strong>una dotazione finanziaria individuale e flessibile</strong> sulla quale il personale, in questi anni, aveva fatto affidamento per la propria formazione e per la propria attività professionale”.</p> <p>A cantar vittoria è, invece, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti <strong>Vito Carlo Castellana</strong>: “Questo è il simbolo delle battaglie che da sempre portiamo avanti e che non lasciamo irrisolte. Come immaginavamo essendo aumentata la platea dei beneficiari, l’importo del bonus è diminuito ma molti fondi strutturali europei andranno alle scuole per la formazione e per l’acquisto di pc e tablet che potranno essere, come noi da tempo richiediamo, affidati in comodato d’uso. I nostri numerosi appelli al governo finalmente sono stati ascoltati”.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/carta-docente-riduzione-importo-sindacati-notizie/8281763/">Nuova carta docente, sindacati divisi. Flc Cgil: &#8220;Cifra decurtata&#8221;. Cisl e Gilda &#8220;soddisfatti&#8221;, Uil: &#8220;Si includa anche il personale Ata&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  8. “Fuori Israele dalle Olimpiadi”: a Milano la protesta degli studenti pro-Palestina al passaggio della fiaccola

    Thu, 05 Feb 2026 19:11:14 -0000

    <p>Un centinaio di studenti si è dato appuntamento in via Francesco Sforza, a Milano, poco prima del passaggio della fiamma olimpica. I manifestanti, riuniti al di là dei cancelli dell&#8217;Università Statale hanno intonato cori come &#8220;Free free Palestine&#8221; e protestato contro la partecipazione di Israele ai Giochi, oltre che contro Eni e Leonardo. &#8220;La fiaccola [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/protesta-palestina-fiaccola-olimpica-milano-news/8281786/">&#8220;Fuori Israele dalle Olimpiadi&#8221;: a Milano la protesta degli studenti pro-Palestina al passaggio della fiaccola</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Un centinaio di studenti si è dato appuntamento in via Francesco Sforza, a Milano, poco prima del passaggio della <strong>fiamma olimpica</strong>. I manifestanti, riuniti al di là dei cancelli dell&#8217;<strong>Università Statale </strong>hanno intonato cori come &#8220;Free free Palestine&#8221; e protestato contro la partecipazione di<strong> Israele</strong> ai Giochi, oltre che contro <strong>Eni e Leonardo</strong>. &#8220;La <span class="searchKey">fiaccola</span> olimpica della vergogna, complice del genocidio e dell&#8217;apartheid&#8221; hanno urlato alcuni studenti, esponendo uno striscione con la scritta &#8220;Con Milano non si gioca&#8221;. Tra gli slogan anche quelli per la Palestina libera, per il diritto alla casa, contro il <strong>decreto Sicurezza</strong> e contro la presenza degli agenti dell&#8217;Ice. Al passaggio della torcia il gruppo dei manifestanti ha continuato a scandire slogan, mentre il corteo della fiaccola ha leggermente aumentato il passo, senza che si registrassero rallentamenti o incidenti lungo il percorso.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/protesta-palestina-fiaccola-olimpica-milano-news/8281786/">&#8220;Fuori Israele dalle Olimpiadi&#8221;: a Milano la protesta degli studenti pro-Palestina al passaggio della fiaccola</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  9. Mediobanca, accelera la fuga dei gestori dei grandi patrimoni: pesano i dubbi sulla fusione con Mps

    Thu, 05 Feb 2026 18:55:09 -0000

    <p>La fuga da Mediobanca dei gestori patrimoniali dei grandi clienti è arrivata persino alle orecchie dell&#8217;ufficio di Francoforte del Financial Times. Dopo il cambiamento dell&#8217;assetto di controllo dell&#8217;istituto di Piazzetta Cuccia, con il successo della scalata della cordata Mps Caltagirone Delfin, i cambi di casacca nel settore del private banking italiano &#8211; un fenomeno normale [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/mediobanca-accelera-la-fuga-dei-gestori-dei-grandi-patrimoni-pesano-i-dubbi-sulla-fusione-con-mps/8281602/">Mediobanca, accelera la fuga dei gestori dei grandi patrimoni: pesano i dubbi sulla fusione con Mps</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>La fuga da <strong>Mediobanca</strong> dei <strong>gestori patrimoniali dei grandi clienti</strong> è arrivata persino alle orecchie dell&#8217;ufficio di Francoforte del <em>Financial Times</em>. Dopo il cambiamento dell&#8217;assetto di controllo dell&#8217;istituto di Piazzetta Cuccia, con il <strong>successo della scalata</strong> della cordata <strong>Mps Caltagirone Delfin</strong>, i cambi di casacca nel settore del <strong>private banking</strong> italiano &#8211; un fenomeno normale &#8211; sono accelerati: una dozzina di banchieri <em>senior</em> della banca fondata da Enrico Cuccia avrebbe lasciato per trasferirsi in <strong>Deutsche Bank</strong>. Altri ancora però nei mesi scorsi se ne erano andati verso lidi diversi, ad esempio <strong>Banca Sella</strong> ed <strong>Ersel</strong>. Tutti, o quasi, portandosi dietro la quota più alta possibile dei rispettivi clienti e ovviamente i loro patrimoni, tra i quali spiccano famiglie imprenditoriali e clientela con sostanziose ricchezze. A incentivare il fenomeno sono i timori di fusione tra Mps e Mediobanca e, in subordine, il rischio di vedere ridotte le proprie commissioni in caso di confluenza della rete di Siena sotto il cappello di Milano.</p> <p>A ottobre ha lasciato Piazzetta Cuccia l’amministratore delegato <strong>Alberto Nagel</strong> e, nelle settimane successive, una parte significativa del team di <em>private banking</em> – inclusi quattro <em>managing director</em> – ha scelto di cambiare banca. Nonostante il fenomeno, Mediobanca (che non commenta) resta uno dei principali operatori italiani del settore. Nel frattempo <strong>il nuovo amministratore delegato</strong> di Mediobanca <strong>Alessandro Melzi d&#8217;Eril</strong> ha avviato la sua riorganizzazione manageriale dell&#8217;area private banking. <strong>Francesco Grosoli</strong>, amministratore delegato della controllata Cmb Monaco, prenderà anche il ruolo di responsabile dell&#8217;area di <strong>Mediobanca Private Banking</strong>, mentre <strong>Angelo Viganó</strong>, visto il suo passato di senior banker, si concentrerà sui clienti strategici della banca. <strong>Gian Luca Sichel</strong>, amministratore delegato delle due controllate <strong>Mediobanca Premier</strong> e <strong>Compass</strong>, assorbirà il ruolo di direttore generale di Mediobanca Premier. <strong>Marco Carreri</strong>, presidente di Mediobanca Premier, sarà <em>senior advisor</em> per la divisione <strong>Wealth Management</strong>, in cui si è concentrata la crescita dell&#8217;istituto negli ultimi 10 anni e che vale adesso il 26% dei ricavi.</p> <p>Ma tra Mediobanca e Mps resta da sciogliere il nodo strategico: arrivare all&#8217;integrazione completa, con possibile<em> delisting</em> di Mediobanca, o mantenere le due realtà come entità separate. Una scelta che ha fatto scontrare le posizioni di chi tra i soci vorrebbe mantenere le situazioni separate, per poter incassare come dividendi i due miliardi che costerebbe a Mps un&#8217;Opa per la fusione, e dell&#8217;<strong>ad di Siena Luigi Lovaglio</strong> che vorrebbe invece la fusione per portare al massimo i benefici industriali dell&#8217;integrazione, promessi dal piano presentato ai mercati in occasione dell&#8217;Opa su Mediobanca. Intanto lunedì prossimo, 9 febbraio, il cda di Piazzetta Cuccia esaminerà i risultati della semestrale al 31 dicembre 2025, di raccordo tra l&#8217;esercizio annuale 1 luglio 2024 &#8211; 30 giugno 2025 e il prossimo esercizio annuale 2026, e delibererà sulla destinazione dell&#8217;utile di esercizio. Utile sul quale invece da Siena Lovaglio fa sapere che intende destinarlo tutto agli azionisti. Con scorno dei <strong>sindacati dei dipendenti di Mps</strong>, compresi i private banker, che rischiano di restare probabilmente senza bonus e premi di produzione.</p> <p>Proprio in questo piano si inserisce in un quadro complesso. Già il 6 dicembre il <em>Fatto</em> aveva raccontato che <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2025/12/06/mediobancamps-iniziata-lemorragia-di-manager-e-clienti/8218755/">dalle reti di Mediobanca se ne stavano andando numerosi professionisti attivi nelle Regioni più ricche del Nord</a>, Lombardia Veneto e Piemonte, ma anche nell’area di Napoli, traslocati in aziende concorrenti come Sella ed Ersel. All&#8217;epoca fonti vicine alla banca sostenevano che in realtà il saldo dei professionisti della raccolta del risparmio, tra nuovi ingressi e uscite, nei 12 mesi da ottobre 2024 era ancora positivo e che si trattava di normali dinamiche di tutte le realtà nel settore del risparmio gestito. Ma a fine novembre, una volta incassati consistenti premi di produzione annuali (i bonus di fine anno possono arrivare anche a somme importanti, in funzione delle masse raccolte e degli obiettivi di budget), era scattata la grande fuga da Piazzetta Cuccia.</p> <p>A ingenerare ulteriore confusione erano stati <strong>due incontri tenuti a fine anno</strong> dai manager di Mediobanca Premier, prima con i vertici delle reti e poi in una call online con tutti i 1.500 dipendenti, nei quali era stato annunciato l&#8217;arrivo da Siena di nuovi portafogli clienti, con il trasferimento al gruppo di Milano di tutte le gestioni patrimoniali di Siena sopra i 250 mila euro. La notizia aveva lasciato sconcertati i sindacati, usciti con una nota congiunta nella quale chiedevano come mai di questo piano non si fosse parlato nelle sedi deputate. Poi la banca con i sindacati aveva smentito l’operazione. Tra le reti di Rocca Salimbeni la notizia aveva sollevato molta preoccupazione e altrettanta aveva creato in Mediobanca Premier: l&#8217;ingresso di nuovi colleghi meno pagati potrebbe aver contribuito alle fughe, nel timore di rischi di un futuro allineamento verso il basso di compensi bonus e commissioni per i più remunerati professionisti milanesi.</p> <p>A tenere banco c’era poi un’altra vicenda di carattere giudiziario. Secondo alcune fonti <strong>Alessandro Vagnucci</strong>, ex vicecapo del private banking di Mediobanca passato da pochi mesi a Intesa Sanpaolo come nuovo responsabile dei clienti chiave del private banking, è stato denunciato da Piazzetta Cuccia per i reati di rivelazione di segreti commerciali e accesso abusivo a sistema informatico. Secondo le stesse fonti Mediobanca ritiene che il suo ex dirigente sarebbe stato in sede di notte in modo anomalo nei due mesi prima delle dimissioni, mentre sarebbero avvenuti accessi al sistema informatico per stampare report relativi alla posizione di alcuni clienti con il trafugamento di documenti riservati. Né Intesa né Mediobanca avevano commentato, ma alcune fonti riferivano che sulla vicenda risultavano in corso indagini dalla Procura di Milano. Vagnucci aveva dichiarato: “Sono venuto a conoscenza di una presunta denuncia a mio carico solo attraverso gli articoli pubblicati nella giornata odierna (ieri, <em>ndr</em>) e non ho avuto alcuna comunicazione al riguardo. Ho sempre operato con la massima correttezza nello svolgimento della mia attività e, nel caso, sono certo di poterlo dimostrare”.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/mediobanca-accelera-la-fuga-dei-gestori-dei-grandi-patrimoni-pesano-i-dubbi-sulla-fusione-con-mps/8281602/">Mediobanca, accelera la fuga dei gestori dei grandi patrimoni: pesano i dubbi sulla fusione con Mps</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  10. “I medici possono sospendere i sostegni vitali anche contro la volontà espressa nel biotestamento”

    Thu, 05 Feb 2026 18:14:41 -0000

    <p>È una sentenza che inevitabilmente innescherà una polemica. Perché il fine vita è regolamentato con leggi molto differenti tra loro in Europa e in Italia e in questo caso arrivato era stata espressa una volontà di non interrompere le cure. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che, in determinate circostanze, le decisioni dei [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/i-medici-possono-sospendere-i-sostegni-vitali-anche-contro-la-volonta-espressa-nel-biotestamento/8281718/">&#8220;I medici possono sospendere i sostegni vitali anche contro la volontà espressa nel biotestamento&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>È una sentenza che inevitabilmente innescherà una polemica. Perché il fine vita è regolamentato con leggi molto differenti tra loro in Europa e in Italia e in questo caso arrivato era stata espressa una volontà di non interrompere le cure. La <strong>Corte europea dei diritti umani</strong> ha stabilito che, in determinate circostanze, l<strong>e decisioni dei medici</strong> sull’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale<strong> possono prevalere sulla volontà</strong> precedentemente espressa dal paziente. La pronuncia riguarda un ricorso presentato contro la Francia dai familiari di un uomo deceduto nel 2022 dopo la sospensione delle cure, nonostante nel proprio <strong>biotestamento</strong> si fosse dichiarato contrario a qualsiasi interruzione dei trattamenti.</p> <p>Il caso esaminato dalla Corte di Strasburgo trae origine da un grave incidente avvenuto il 18 maggio 2022. L’uomo era stato investito dal furgone sul quale stava effettuando delle riparazioni e, al suo arrivo in ospedale, i medici avevano accertato <strong>l’assenza di riflessi del tronco cerebrale, l’assenza di attività cerebrale e la presenza di gravi lesioni anossiche</strong>. Dopo mesi di ricovero, il Consiglio di Stato francese aveva autorizzato la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale, decisione che ha portato alla morte del paziente il 16 dicembre 2022.</p> <p>A ricorrere alla Corte europea dei diritti umani sono state la moglie e le due sorelle dell’uomo, che hanno sostenuto come la Francia avesse violato il diritto alla vita del loro congiunto, garantito dall’articolo 2 della Convenzione europea dei diritti umani. Secondo le ricorrenti, le autorità francesi avrebbero dovuto attenersi alle volontà anticipate del paziente, che chiedeva di <strong>essere mantenuto in vita</strong> in una situazione come quella verificatasi.</p> <p>La sospensione dei trattamenti rientrava tuttavia nei casi previsti dalla legislazione francese, che consente ai medici di non seguire le direttive anticipate del paziente quando queste appaiano <strong>“manifestamente inappropriate</strong>”. Proprio questo punto è stato contestato dai familiari, secondo i quali la norma attribuirebbe allo Stato un margine di discrezionalità eccessivo, con il rischio di decisioni arbitrarie.</p> <p>La Corte di Strasburgo ha però respinto il ricorso, ritenendo che la scelta del legislatore francese rientri nel margine di apprezzamento riconosciuto agli Stati nel bilanciare gli interessi in gioco. Secondo i giudici, il quadro normativo francese è compatibile con <strong>l’articolo 2 della Convenzione</strong>, anche per quanto riguarda la facoltà dei medici di discostarsi dalle direttive anticipate del paziente in situazioni cliniche eccezionali. La Cedu ha inoltre sottolineato che il processo decisionale seguito dai medici è stato collegiale e ha tenuto conto non solo delle volontà espresse dall’uomo, ma anche delle opinioni dei familiari. Analogamente, anche le decisioni adottate dai tribunali francesi sono state ritenute conformi ai requisiti della Convenzione.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/i-medici-possono-sospendere-i-sostegni-vitali-anche-contro-la-volonta-espressa-nel-biotestamento/8281718/">&#8220;I medici possono sospendere i sostegni vitali anche contro la volontà espressa nel biotestamento&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  11. Decreto Ponte sullo Stretto, saltano il commissario e i limiti alla magistratura contabile

    Thu, 05 Feb 2026 17:55:51 -0000

    <p>Matteo Salvini dovrà rinunciare a nominare Pietro Ciucci “commissario per il ponte sullo Stretto di Messina”. Nel testo del decreto, approvato nella riunione del Consiglio dei ministri di giovedì pomeriggio, salta la norma che prevedeva la nomina di Ciucci, ad della Stretto di Messina Spa, a commissario per “coordinare” l’iter legislativo finalizzato a riscrivere la [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/ponte-stretto-decreto-commissario-corte-conti-notizie/8281669/">Decreto Ponte sullo Stretto, saltano il commissario e i limiti alla magistratura contabile</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p><strong>Matteo</strong> <strong>Salvini</strong> dovrà <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/04/ponte-ora-saltano-il-commissario-e-lo-scudo-erariale/8279390/">rinunciare a nominare <strong>Pietro</strong> <strong>Ciucci</strong> “<strong>commissario</strong> per il <strong>ponte</strong> <strong>sullo Stretto</strong> <strong>di</strong> <strong>Messina</strong>”</a>. Nel testo del <strong>decreto</strong>, approvato nella riunione del <strong>Consiglio</strong> <strong>dei</strong> <strong>ministri</strong> di giovedì pomeriggio, salta la norma che prevedeva la nomina di Ciucci, ad della S<strong>tretto di Messina Spa</strong>, a commissario per “coordinare” l’iter legislativo finalizzato a riscrivere la <strong>delibera del Cipess</strong>, il comitato di Palazzo Chigi per i grandi piani pubblici, che deve approvare il progetto del ponte. Non solo. Spariscono anche <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/27/ponte-dietrofront-sui-controlli-salvini-cede-al-quirinale/8270103/">i commi che vietavano alla <strong>Corte</strong> <strong>dei</strong> <strong>Conti</strong> di poter valutare la <strong>legittimità</strong></a> di gran parte degli atti e che avevano scatenato le <strong>proteste</strong> dei magistrati contabili, attirando l’attenzione del <strong>Quirinale</strong> che aveva chiesto modifiche. E salta pure <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/01/24/ponte-sullo-stretto-di-messina-salvini-silenzia-la-corte-dei-conti-via-decreto/8267343/">lo <strong>scudo</strong> <strong>erariale</strong> per i responsabili del procedimento</a>. Al momento, pertanto, il tentativo di forzare la mano sembra definitivamente saltato.</p> <p>Nel testo adottato è previsto che la regia passa al <strong>ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti</strong>: sarà il dicastero guidato dal leader della Lega (e non Ciucci) a dovere avviare una <strong>serie</strong> <strong>di</strong> <strong>adempimenti</strong> per <strong>conformarsi</strong> alle deliberazioni dei magistrati contabili in merito al Ponte sullo Stretto, secondo quanto si legge nella bozza del decreto. Il Mit, si legge, sottoporrà al <strong>controllo</strong> <strong>di</strong> <strong>legittimità</strong> della Corte l’<strong>accordo di programma</strong> e a svolgere, in raccordo con le amministrazioni competenti, &#8220;gli adempimenti istruttori propedeutici all’adozione di una nuova delibera del Cipess&#8221; attraverso: l’aggiornamento del<strong> piano economico-finanziario</strong> della società concessionaria; l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) sulle <strong>tariffe</strong> <strong>di</strong> <strong>pedaggio</strong>, la sottoposizione al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Sarà necessario anche indicare i nuovi “<strong>motivi</strong> <strong>imperativi</strong> di rilevante <strong>interesse</strong> <strong>pubblico</strong>” per giustificare la realizzazione del ponte tra la Calabria e la Sicilia superando i <strong>vincoli</strong> <strong>ambientali</strong>.</p> <p>La bozza di decreto prevede poi che l’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, <strong>Aldo</strong> <strong>Isi</strong>, è nominato &#8220;Commissario straordinario per la realizzazione degli <strong>interventi</strong> <strong>infrastrutturali</strong> <strong>ferroviari</strong> complementari al collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria, individuati e attribuiti a Rfi nell’accordo di programma&#8221;.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/ponte-stretto-decreto-commissario-corte-conti-notizie/8281669/">Decreto Ponte sullo Stretto, saltano il commissario e i limiti alla magistratura contabile</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  12. Tre sciatori finlandesi travolti da una valanga a Punta Beltovo (Bolzano): due morti

    Thu, 05 Feb 2026 17:50:09 -0000

    <p>Due scialpinisti finlandesi hanno perso la vita durante un fuoripista su Punta Beltovo, sopra Solda. Ferita una terza persona. La valanga si è staccata su un pendio, raggiungibile con gli impianti di risalita. La slavina è stata notata solo dopo che i soccorritori sono stati richiamati da un&#8217;altra chiamata, avvenuta verso le ore 13.30, per [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/valanga-alto-adige-scialpinisti-finlandesi-morti-news/8281665/">Tre sciatori finlandesi travolti da una valanga a Punta Beltovo (Bolzano): due morti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p><strong>Due scialpinisti finlandesi</strong> hanno perso la vita durante un fuoripista su <strong>Punta Beltovo</strong>, sopra Solda. Ferita una terza persona. La valanga si è staccata su un pendio, raggiungibile con gli impianti di risalita.</p> <p>La slavina è stata notata solo dopo che i soccorritori sono stati richiamati da un&#8217;altra chiamata, avvenuta verso le ore 13.30, per una <strong>seconda valanga</strong> verificatasi a poca distanza dalla precedente, nei pressi del <strong>rifugio Madriccio</strong>. La zona era già stata citata in passato per distacchi come quelli avvenuti oggi. L&#8217;elicottero, che sorvolava sopra la valanga su Punta Beltovo, ha notato una persona che stava scavando nella neve. Giunti sul luogo, i soccorritori sono stati informati dal turista della presenza dei due amici sotto la neve. Sono stati velocemente localizzati, ma, quando sono stati recuperati, erano ormai morti. Il sopravvissuto è stato poi trasportato in ospedale con <strong>ferite di media gravità</strong>.</p> <p>La seconda valanga, per la quale era arrivata la chiamata ai soccorritori, <strong>non ha invece fatto vittime</strong>. Sul posto hanno operato gli uomini del soccorso alpino dell’Alpenverein, del Cnsas e della Guardia di finanza di Tubre, Solda, Trafoi e Prato allo Stelvio. Il pericolo valanghe nella zona dell’Ortles è, al momento, di grado tre su cinque (marcato), a causa delle nevicate dei giorni scorsi. Ma in alcune zone può anche salire a <strong>grado quattro (forte)</strong>.</p> <p>Un esperto valanghe del servizio meteo della Provincia di Bolzano, proprio nella giornata di oggi, ai microfoni di Rai Südtirol, aveva messo in guardia da questo fenomeno: la neve fresca degli scorsi giorni, appoggiata su quella, ormai ghiacciata, caduta tempo fa, <strong>poteva causare un nuovo fenomeno</strong>.</p> <p><strong>FOTO DI ARCHIVIO</strong></p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/valanga-alto-adige-scialpinisti-finlandesi-morti-news/8281665/">Tre sciatori finlandesi travolti da una valanga a Punta Beltovo (Bolzano): due morti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  13. Ponte sullo Stretto, decreto Sicurezza e parità salariale: la conferenza stampa con Nordio e Piantedosi

    Thu, 05 Feb 2026 17:48:40 -0000

    <p>In diretta la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/politica-italiana-governo-sfide-oggi/8281701/">Ponte sullo Stretto, decreto Sicurezza e parità salariale: la conferenza stampa con Nordio e Piantedosi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  14. Le “Utopiadi”, tre giorni di lotta e politica contro Milano-Cortina. Azioni eclatanti, occupazioni e 10mila in piazza. Ma gli anarchici non ci saranno

    Thu, 05 Feb 2026 17:42:33 -0000

    <p>Se il governo Meloni attende una nuova guerriglia in stile Torino, per le contestazioni alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, certamente rimarrà deluso. In città tra domani e domenica 8 febbraio sono previste diverse manifestazioni di dissenso, organizzate dal Cio, acronimo del Comitato insostenibili olimpiadi. Le hanno chiamate Utopiadi e ad animarle sarà l&#8217;area antagonista milanese [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/utopiadi-proteste-olimpiadi-milano-news/8281437/">Le &#8220;Utopiadi&#8221;, tre giorni di lotta e politica contro Milano-Cortina. Azioni eclatanti, occupazioni e 10mila in piazza. Ma gli anarchici non ci saranno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Se <strong>il governo Meloni</strong> attende una nuova <strong>guerriglia in stile Torino</strong>, per le contestazioni alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, certamente rimarrà deluso. In città tra <strong>domani e domenica 8 febbraio</strong> sono previste diverse manifestazioni di dissenso, organizzate dal Cio, acronimo del Comitato insostenibili olimpiadi. Le hanno chiamate <strong>Utopiadi</strong> e ad animarle sarà l&#8217;area antagonista milanese e non solo. Si badi antagonista o area autonoma che nulla ha a che vedere con il blocco nero osservato per le strade del capoluogo piemontese alla fine del grande corteo per lo sgombero del centro sociale Askatasuna.</p> <p>A Torino a gestire <strong>la protesta (armata)</strong> è stata <strong>l&#8217;area anarco-insurrezionalista</strong> arrivata anche dalla <strong>Spagna, Francia e Germania.</strong> A Milano si osserverà ben altra musica. A partire dai 10mila che <strong>sabato 7 febbraio</strong> scenderanno <strong>in piazza alle 15</strong>. Qui, come detto, l&#8217;anima è antagonista e legata ai <strong>centri sociali.</strong> Il corteo, che da <strong>piazza Medaglie d&#8217;oro</strong> arriverà fino al <strong>quartiere Corvetto</strong> sfiorando la sede del <strong>Villaggio Olimpico</strong>, ha una marcata connotazione politica, legata alla protesta ambientale, alla lotta per la casa e ad altre tematiche. Attese circa <strong>10mila persone</strong> che certo non mancheranno di far sentire la propria voce anche con azioni importanti. Esclusa però la presenza dell&#8217;area anarchica o dei casseurs.</p> <p>Il paragone con <strong>il primo maggio del 2015</strong> è del tutto fuori luogo. I protagonisti milanesi di allora, oggi assenti, avevano collegamenti importanti ad esempio con l&#8217;area anarchica anche straniera che prese il sopravvento su quella autonoma anche allora organizzatrice del corteo. A questo giro, però, non vedremo <strong>black bloc</strong> e guerriglia. Ma se il 7 resta il clou della tre giorni, già questa sera è prevista un po&#8217; di animazione quando la fiaccola arriverà <strong>in piazza Duomo</strong> in concomitanza con una <strong>assemblea studentesca all&#8217;università Statale</strong>, dove decine di manifestanti sono assiepati nella sede di via Sforza in attesa del passaggio. Domani, poi, con la fiaccola olimpica che arriverà allo <strong>stadio Meazza</strong> per l&#8217;inaugurazione dei giochi, è atteso un corteo nel quartiere di <strong>San Siro</strong>. Appuntamento <strong>alle 18 in piazza Selinunte</strong>, location ormai nota per i cantati trap della <strong>Seve 7oo</strong>. Il corteo dovrebbe svolgersi in modo pacifico e snodarsi per le strade del quartiere che si trovano a ridosso dello stadio. I mezzi della polizia rimarranno ai lati per evitare scontri soprattutto con <strong>i ragazzi di seconda e terza generazione</strong> che qui sono presenti in grande numero.</p> <p>Nella serata del 6 febbraio alla vigilia del grande corteo sono poi attese azioni estemporanee. Tra queste <strong>l&#8217;occupazione di uno stabile</strong>. Dove come e quando, resta un&#8217;incognita. Si sa solo che ci sarà un&#8217;occupazione e che durerà solo una notte. L&#8217;azione sarà tollerata dalle forze dell&#8217;ordine. <strong>Domenica 8 febbraio</strong> invece sarà una domenica dedicata allo sport popolare che animerà i quartieri della città. Questo il programma delle utopiadi. Sabato 7 febbraio resta certamente la giornata più calda. Detto della probabile assenza dell&#8217;area anarchica, vista in città l&#8217;ultima volta per i cortei pro-Cospito, i centri sociali saranno tanti e si attendono azioni eclatanti ma non violente come quelle osservate durante il grande corteo dello scorso settembre per <strong>lo sgombero del Leoncavallo</strong> quando la protesta colorò di rosa fuxia <strong>il Pirellino</strong> finito nell&#8217;<strong>inchiesta milanese sull&#8217;urbanistica.</strong></p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/utopiadi-proteste-olimpiadi-milano-news/8281437/">Le &#8220;Utopiadi&#8221;, tre giorni di lotta e politica contro Milano-Cortina. Azioni eclatanti, occupazioni e 10mila in piazza. Ma gli anarchici non ci saranno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  15. Caro Trump, comprati pure l’Italia. In fondo noi veniamo via per molto meno della Groenlandia

    Thu, 05 Feb 2026 17:27:39 -0000

    <p>di Leonardo Botta C’è qualcosa di cervellotico, quasi bipolare, nell’atteggiamento di classe politica, stampa e opinione pubblica nazional-sovranisti italiani nei confronti degli Stati Uniti, da quando Donald J. Trump si è di nuovo seduto nello Studio Ovale. Vengono in mente i legittimi commenti di giubilo alla cerimonia d’insediamento del Tycoon, con la premier Meloni fieramente [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/trump-italia-sovranismo-politica-satira-news/8270409/">Caro Trump, comprati pure l’Italia. In fondo noi veniamo via per molto meno della Groenlandia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p><strong>di Leonardo Botta </strong></p> <p>C’è qualcosa di cervellotico, quasi bipolare, nell’atteggiamento di classe politica, stampa e opinione pubblica nazional-sovranisti italiani nei confronti degli Stati Uniti, da quando <strong>Donald J. Trump</strong> si è di nuovo seduto nello Studio Ovale.</p> <p>Vengono in mente i legittimi commenti di giubilo alla cerimonia d’insediamento del Tycoon, con la premier <strong>Meloni</strong> fieramente presente nel parterre degli invitati. O i vari incontri in cui la Giorgia nazionale sedeva alla destra del “padre” (“rosicate sinistri, Ma(a)lox!”). E giù titoloni e aperture di Tg, quando il leader a stelle e strisce<strong> lodava l’amica e alleata italiana.</strong> I conservatori nostrani godevano come ricci ascoltando i proclami del presidente americano, o mentre questi coniava un accattivante slogan, <strong>“Make America Great Again”</strong> (M.A.G.A.), al punto che gli italici sostenitori, capeggiati da quel <strong>Salvini</strong> sempre pronto a indossare cravatta e cappellino rossi in onore del suo paladino, pensavano di mutuare quello slogan nella nostra lingua, tipo “Facciamo l’Italia Grande Ancora”; ma l’acronimo, F.I.G.A., non convinceva molto.</p> <p>In tutto questo la nostra presidente del Consiglio era celebrata da tutti come la <strong>“pontiera”</strong> tra l’uomo più potente dell’occidente e la meschina Europa. E pazienza per qualche “innocente” marachella di Donald, tipo la condanna penale per una trentina di capi d’imputazione, la grazia presidenziale concessa ai 1.500 “patrioti” che avevano assaltato Capitol Hill nel giorno della sua sconfitta contro Biden, o i legami con il pedofilo Epstein: bazzecole, sciocchezzuole. Intanto l’interesse italiano verso le altre sponde dell’Atlantico era sempre alto, per lodare qualche amico trumpiano o criticare ferocemente gli avversari dell’amministrazione americana.</p> <p>Abbiamo assistito al<strong> lutto nazionale</strong>, qui da noi, per la morte di un politico e influencer di estrema destra, <strong>Charlie Kirk</strong> (pace all’anima sua), ammazzato da un pazzoide. Settimane e settimane di struggenti analisi, commenti, cerimonie commemorative al grido di “siamo tutti Charlie” (uno che, in realtà, fino al giorno prima nessuno conosceva), con un ovvio sottinteso: in fondo, se un fuori di testa aveva puntato il grilletto contro l’astro nascente del partito Repubblicano, la colpa era anche della <strong>sinistra,</strong> di Elly Shlein, Conte, Fratoianni e Bonelli.</p> <p>E la destra italiana, tutta e indistintamente, si è indignata perché il neo-sindaco newyorkese,<strong> Zohran Mamdani</strong>, aveva “osato” porre la mano, alla cerimonia del suo insediamento, sul Corano appartenuto a suo nonno (un musulmano che giura sulle sacre scritture dell’Islam: di questo passo dove andremo a finire!).</p> <p>Nel frattempo, però, gli umori del presidente si mostravano un po’ più mutevoli del previsto: all’Unione Europea, nonostante le “efficaci” intercessioni della pontiera Giorgia, rifilava due suppostoni come i <strong>dazi</strong> al 15% e la spesa militare al 5% del Pil. Evvabbe’, che sarà mai. Poi è arrivato l’intervento in <strong>Venezuela</strong> e la deposizione dell’infame tiranno <strong>Maduro</strong>. E pazienza se tale operazione non rispettasse propriamente i canoni del sovranismo e il rispetto del diritto internazionale: la nostra premier si affrettava a giustificarla con la supercazzola prematurata del “legittimo intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla sicurezza”; con lo scappellamento a destra, naturalmente.</p> <p>Infine siamo arrivati a questi giorni, in cui una milizia presidenziale di svalvolati, l’ICE, ha cominciato a sparare a destra e manca con la scusa di difendere gli Usa dagli immigrati clandestini; col risultato di freddare due poveri innocenti,<strong> Renee Good e Alex Pretti,</strong> e seminare terrore ovunque. E noi italiani (che, come direbbe Totò, digeriamo pure le corde di contrabbasso) zitti, con la faccia sotto i suoi piedi.</p> <p>Perciò vorrei rivolgere <strong>un sentito appello a Trump:</strong> Presidente, già che sei in trattativa per la <strong>Groenlandia</strong> per la modica cifra di 100 mila dollari per ogni groenlandese, comprati pure l’Italia. In fondo noi veniamo via per molto meno. Al limite pure gratis.</p> <h5><em>Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ilfattoquotidiano.it</a>, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/sostenitori/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno</a>: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! 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  16. Rave, naufragio di Cutro, baby gang di Caivano, “ecoterroristi”, coltelli e scontri di Torino: così la destra usa la cronaca per fare decreti

    Thu, 05 Feb 2026 17:08:38 -0000

    <p>Il decreto “Rave” contro i raduni illegali e gli imbrattatori di monumenti. Il decreto “Cutro” contro gli scafisti. Quello “Caivano” contro le baby gang. I nuovi reati inseriti nel ddl Sicurezza nel 2025, primo fra tutti la partecipazione a manifestazioni di protesta contro grandi opere (leggi ponte sullo Stretto, ndr). E il pacchetto Sicurezza di [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/decreti-sicurezza-governo-meloni-emergenza-diritti-notizie/8281434/">Rave, naufragio di Cutro, baby gang di Caivano, &#8220;ecoterroristi&#8221;, coltelli e scontri di Torino: così la destra usa la cronaca per fare decreti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Il <strong>decreto “Rave”</strong> contro i raduni illegali e gli <strong>imbrattatori</strong> di <strong>monumenti</strong>. Il <strong>decreto “Cutro”</strong> contro gli scafisti. Quello “<strong>Caivano</strong>” contro le baby gang. I nuovi reati inseriti nel<strong> ddl Sicurezza nel 2025</strong>, primo fra tutti la partecipazione a manifestazioni di protesta contro <strong>grandi opere</strong> (leggi<strong> ponte sullo Stretto</strong>, ndr). E il pacchetto Sicurezza di questi giorni che, dopo gli episodi di <strong>Rogoredo</strong> e gli <strong>scontri di Torino</strong>, prevede lo scudo penale per i <strong>poliziotti</strong> e il <strong>fermo</strong> <strong>preventivo</strong>. In Italia sembra essere tornati indietro di 50 anni. Anzi 52 ne sono passati dal 1974, “uno <strong>spartiacque</strong> tra due epoche: da quel momento comincia una difficile convivenza tra <strong>provvedimenti espansivi</strong> e provvedimenti limitativi delle libertà. Poi questi ultimi presero il sopravvento”. Le parole sono di <strong>Stefano</strong> <strong>Rodotà</strong> che, nel suo libro sui “Diritti e libertà nella storia d’Italia”, aveva spiegato come in quel 1974 “<strong>fortemente simbolico</strong>” il decreto-legge numero 99 (che prevedeva l’allungamento della <strong>carcerazione</strong> <strong>preventiva</strong>) e la legge “<strong>Bartolomei</strong>” (contro i sequestri di persona) hanno aperto la lunga fase della “<strong>legislazione dell’emergenza</strong>” a cui seguì “un inquietante pendolo tra provvedimenti pericolosamente restrittivi e parziali restaurazioni della legalità”.</p> <p>Erano gli anni del fermo di polizia del 1977 (“che non venne mai usato contro i <strong>terroristi</strong>”) e della<strong> legge Cossiga</strong> (che prevedeva condanne speciali ed estendeva i poteri di polizia). Tutte <strong>norme limitative dei diritti</strong> che rientravano nella famosa “risposta ordinamentale” che però “serviva a poco o a nulla quando mancavano le condizioni organizzative e politiche per affrontare i problemi della <strong>criminalità</strong> e del terrorismo”. Ieri come oggi la sensazione è che in Italia non si respiri la stessa aria ma, nonostante tutto, continuano a mancare quelle “condizioni organizzative e politiche” di cui parlava <strong>Rodotà</strong> nel suo libro. All’epoca i governi ricorsero alla “legislazione dell’emergenza” per rispondere al <strong>terrorismo</strong> che ammazzava forze dell’ordine, magistrati, <strong>politici</strong>, giornalisti e <strong>cittadini</strong>. Adesso il <strong>Governo Meloni</strong> pensa di fare lo stesso ma, se allora si poteva parlare di “<strong>anni di piombo</strong>”, adesso il confronto non regge. Piuttosto, semmai, sono “anni di piombino”.</p> <p>Non a sentire le dichiarazioni dei <strong>vari ministri</strong> ogni qual volta un fatto di cronaca ha stimolato la loro voglia di <strong>repressione</strong> e <strong>sicurezza</strong>. L’elenco è lungo e parte dai giorni immediatamente successivi alla fiducia ricevuta dalle <strong>Camere</strong> quando il governo aveva già indossato l’elmetto. I primi a minare l’autostima della larga maggioranza di <strong>centrodestra</strong> sono stati 3mila giovani provenienti da <strong>tutta</strong> <strong>Europa</strong> che, dal 28 al 31 ottobre 2022, hanno partecipato al rave “<strong>Witchtek 2K22</strong>” in un capannone abbandonato alla periferia di <strong>Modena</strong>. “Siamo tutti tranquilli. Ascoltiamo musica e balliamo”. Alle <strong>rassicurazioni</strong> dei ragazzi all’interno della discoteca improvvisata, Salvini rispondeva con un tweet: “<strong>Basta rave party illegali</strong>, delinquenti che spadroneggiano, istituzioni umiliate. Ora si cambia”. In sostanza il leader della Lega suonava la carica e invocava il manganello di <strong>Piantedosi</strong>. Che però non arrivò: dopo una trattativa pacifica, il ministro dell’Interno ordinò lo <strong>sgombero</strong> dell’edificio. Non ci sono stati scontri ma furono identificate circa mille persone. Lo stesso giorno è stato approvato il “decreto Rave” con cui il governo, modificando l’<strong>articolo 633 bis</strong> del codice penale, ha introdotto il reato di “<strong>invasione di terreni</strong> o edifici con pericolo per la salute pubblica o l’incolumità pubblica”. L’obiettivo: punire organizzatori e promotori di raduni illegali con pene da 3 a 6 anni.</p> <p>“È una norma che rivendico e di cui vado fiera perché l’<strong>Italia</strong>, dopo anni di governi che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità, non sarà più maglia nera in tema di sicurezza. – ha esultato la neo premier <strong>Meloni</strong> – È giusto perseguire coloro che partecipano ai rave illegali nei quali vengono occupate abusivamente aree private o pubbliche”. Tre anni più tardi, nel 2025 c’è stato un altro rave party all’interno dell’<strong>ex</strong> <strong>fabbrica Bugatti</strong>, a poche centinaia di metri da luogo in cui era stato organizzato quello del 2022: anche questa volta il ministro ha ordinato lo sgombero, ma su 5mila partecipanti appena 9 arresti e nessuno per il nuovo reato di cui all’articolo 633bis, introdotto con il <strong>decreto Rave</strong> nel frattempo diventato legge. Dai terroristi armati di amplificatori per la musica tecno ai migranti armati di speranza, il passo è stato breve. E ha portato il <strong>governo Meloni</strong> a <strong>Cutro</strong>, in provincia di <strong>Crotone</strong>, dove il 26 febbraio 2023 il caicco “<strong>Summer love</strong>” si schiantò sulla secca a un chilometro dalla costa e morirono 94 persone tra cui 35 bambini e un numero imprecisato di <strong>dispersi</strong>.</p> <p>Il governo “vuole andare a cercare gli <strong>scafisti</strong> lungo tutto il globo terracqueo”. Le parole di <strong>Giorgia</strong> <strong>Meloni</strong>, durante il Consiglio dei ministri organizzato per l’occasione in <strong>Calabria</strong>, sono state il preludio del cosiddetto decreto “Cutro” che – ha spiegato la <strong>premier</strong> – “prevede un aumento delle pene per il traffico di migranti, ma soprattutto l&#8217;introduzione di una <strong>nuova fattispecie di reato</strong> relativa alla morte o alle lesioni gravi in conseguenza del traffico di clandestini”. Gli scafisti saranno “puniti con una pena fino a <strong>30 anni di reclusione</strong> nel caso in cui muoiano delle persone durante una di queste traversate”. Un reato, assicura Meloni, che “verrà perseguito dall&#8217;Italia anche se commesso al di fuori dei <strong>confini</strong> <strong>nazionali</strong>: per noi chi si rende responsabile di lesioni gravi o di morte mentre organizza la tratta degli esseri umani è perseguibile con un reato che noi consideriamo reato universale”. E mentre il governo era impegnato a <strong>scandagliare</strong> il globo terracqueo alla ricerca di scafisti dall’aspetto extraterrestre, in relazione ai mancati soccorsi l’inchiesta della <strong>Procura di Crotone</strong> ha ipotizzato la responsabilità di quattro finanzieri e due militari della guardia costiera, <strong>rinviati a giudizio</strong> e ancora sotto processo per naufragio colposo e omicidio colposo plurimo. “Sono certo che dimostreranno la loro <strong>estraneità</strong>” ha detto Piantedosi. Né il suo ministero né la <strong>Presidenza del Consiglio</strong> si sono costituiti parte civile. Cosa che, invece, è avvenuta nel processo agli scafisti.</p> <p>Altro giro altra corsa e la “<strong>legislazione dell’emergenza</strong>” nell’estate del 2023 si è spostata dalla Calabria alla <strong>Campania</strong>, e precisamente a <strong>Caivano</strong>. Dai migranti (bollati come dal ministro dell’Interno come un “<strong>carico</strong> <strong>residuale</strong>” perché, salendo sui barconi, “mettono in pericolo la vita dei propri figli”) si passa al <strong>Parco</strong> <strong>Verde</strong>, il quartiere diventato il simbolo del degrado e della <strong>criminalità minorile</strong> dopo lo stupro di due bambine da parte di un gruppo di giovani. “Io ritengo che se un criminale ammazza qualcuno sparandogli alla schiena, che sia a 50 anni o a 15 anni, deve essere punito nella stessa identica maniera. Basta con il <strong>perdonismo</strong>, con il buonismo”. Il commento di <strong>Salvini</strong> è l’immagine plastica della risposta dello Stato alle baby gang. Al <strong>disagio giovanile</strong> in un territorio caratterizzato da situazioni di degrado, il governo Meloni ha reagito con l’ennesimo pacchetto di <strong>norme restrittive</strong>, il decreto Caivano appunto, che prevede l’ammonimento del questore ai ragazzini di età compresa dai 12 ai 14 anni (e quindi non imputabili) per reati con pena non inferiore ai 5 anni. Ma anche il “<strong>daspo</strong> <strong>urbano</strong>” per i minori dai 14 anni in su per i quali sarà più facile finire in carcere perché la soglia della pena che consente di applicare la misura di <strong>custodia cautelare</strong> è stata abbassata da 9 a 6 anni. Il perché lo ha spiegato il ministro della Giustizia <strong>Carlo</strong> <strong>Nordio</strong>: “Abbiamo allineato la responsabilità del minore a quella dell’adulto”.</p> <p>A proposito di adulti, nel decreto Caivano il pugno di ferro è anche per i <strong>genitori</strong> che non mandano i figli a scuola: prima venivano puniti con una sanzione e adesso possono essere ammoniti dal <strong>questore</strong> rischiando di perdere l’assegno di inclusione. Ma soprattutto: “Noi lo abbiamo elevato a rango di <strong>delitto</strong> con la pena della reclusione fino a 2 anni”. Le parole del <strong>guardasigilli</strong> fanno il paio con quelle di <strong>Meloni</strong>: “Lo Stato ci mette la faccia anche su materie che sono molto complesse e difficile da risolvere”. La faccia sì ma non i <strong>monumenti storici</strong> presi di mira, per contestare le politiche sul clima, dagli <strong>attivisti</strong> <strong>ambientali</strong>. Definiti “<strong>eco-terroristi</strong>”, questi ultimi sono stati trattati come criminali. Ai gesti dimostrativi di “<strong>Ultima</strong> <strong>generazione</strong>”, come il blitz alla <strong>Barcaccia di Piazza di Spagna</strong> (in cui nell’aprile del 2023 gli ecoattivisti avevano svuotato un liquido nero), infatti, il governo ha reagito nel gennaio 2024 con il decreto “<strong>eco-vandali</strong>” poi trasformato in legge: per chi imbratta un monumento multe pesanti, da 10 a 60mila euro, e per i casi più gravi fino a 5 anni di carcere. A esultare, questa volta, per conto dell’esecutivo è stato l’ex ministro <strong>Gennaro Sangiuliano</strong>: “Chi deturpa un monumento paga di tasca sua”.</p> <p>Più complicata la questione del <strong>dl Sicurezza del 2025</strong> adottato dal governo Meloni dopo le manifestazioni e gli scontri in primavera a <strong>Roma</strong> dove furono feriti alcuni poliziotti.<strong> Undici nuovi reati</strong> e altrettanti aggravanti che sembrano la risposta alle <strong>trasmissioni scannatoio</strong> che parlano più alla pancia che alla testa del Paese: dal reato di <strong>rivolta in carcere</strong> all’abolizione dell’obbligo di rinvio della pena per le <strong>condannate incinte</strong> (o madri di bambini più piccoli di un anno), passando per la reclusione fino a 2 anni per i <strong>blocchi</strong> <strong>stradali</strong>, il divieto di acquistare sim telefoniche per i <strong>migranti irregolari</strong> e l’aumento delle pene per chi aggredisce o minaccia gli agenti. Giorgia Meloni non ha avuto dubbi quando, commentando il provvedimento, ha affermato che “il Governo compie un passo decisivo per rafforzare la tutela dei cittadini, delle <strong>fasce più vulnerabili</strong> e dei nostri uomini e donne in divisa”. Ma anche per criminalizzare il dissenso visto che una delle norme simbolo del dl Sicurezza del 2025 è quella “<strong>anti-Ponte</strong>” contro i comitati che protestano contro il progetto della grande opera che Salvini vuole costruire sullo <strong>Stretto di Messina</strong>: un&#8217;aggravante al reato di resistenza a pubblico ufficiale se commessa “al fine di impedire la <strong>realizzazione</strong> di infrastrutture”.</p> <p>Le recenti vicende hanno ispirato, invece, il <strong>testo del dl Sicurezza</strong> approvato ieri, giovedì 5 febbraio. Il copione è sempre lo stesso: la <strong>cronaca nera</strong> detta il menù, i <strong>politici</strong> <strong>si</strong> <strong>indignano</strong> a favore di telecamera e il governo inventa reati adottando nuove misure restrittive. Se a <strong>La Spezia</strong>, quindi, un ragazzo straniero accoltella un compagno di scuola e lo uccide, i ministri <strong>Giuseppe Valditara</strong> e <strong>Matteo Piantedosi</strong> firmano una circolare che prevede, su richiesta dei dirigenti scolastici, l’utilizzo di <strong>metal detector</strong> negli istituti, mentre Salvini annuncia: &#8220;Tutti i minori non accompagnati che sono a carico del <strong>contribuente</strong> <strong>italiano</strong>, se commettono un reato, smettono di essere assistiti e smettono di essere mantenuti dagli italiani&#8221;. Detto fatto: nel decreto sono entrate le misure “<strong>anti-maranza</strong>” con la stretta sui coltelli nelle scuole. Se la Procura di Milano indaga, come atto dovuto, il <strong>poliziotto</strong> che il 26 gennaio ha sparato, uccidendolo, un giovane marocchino che gli aveva puntato una pistola giocattolo durante un <strong>controllo</strong> <strong>antispaccio</strong>, allora Salvini si dice “dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma”, mentre <strong>Piantedosi</strong> chiede “di non fare presunzioni di <strong>colpevolezza</strong>”. Risultato: nel pacchetto sicurezza ci finisce “lo<strong> scudo penale</strong>” per gli agenti <strong>in stile Ice</strong> a Minneapolis.</p> <p>Se a Torino, al<strong> corteo pro Askatasuna</strong> si verificano scontri violenti tra polizia e i manifestanti, per il governo la colpa è di questi ultimi. “Si può manifestare – dice Piantedosi – ma in <strong>sicurezza</strong> tenendo lontani i violenti”. E nelle norme preparate dal governo spunta il <strong>fermo preventivo</strong> in base al quale le forze dell’ordine potranno trattenere per un <strong>periodo non superiore alle 12 ore</strong> le persone ritenute pericolose in occasione di manifestazioni. Il tutto senza la convalida del magistrato che sarà comunque avvertito: “Vogliamo impedire a chi è noto per <strong>comportamenti violenti</strong> di infiltrarsi e colpire” sono state le parole in aula del ministro Piantedosi che si è scagliato contro “chi ha adombrato l&#8217;idea che le <strong>violenze</strong> siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno <strong>tollerate</strong>, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un&#8217;accusa evidentemente grave e strumentale”. E qui tornano in mente di nuovo le parole di <strong>Stefano Rodotà</strong> sugli anni di piombo e in particolare sulle “<strong>strategia</strong> <strong>violente</strong> che, direttamente o indirettamente influiranno negativamente sulla possibilità di proseguire politiche espansive dei diritti”. Il riferimento, nel suo libro, era alla “<strong>strage di Stato</strong>”, consumata a <strong>Piazza Fontana</strong> nel 1969: “L’errore del terrorismo pesa assai – scrisse Rodotà – e contribuisce a un brusco ritorno al <strong>congelamento</strong> <strong>delle</strong> <strong>libertà</strong>”. Solo nel 2005 la<strong> Corte di Cassazione</strong> stabilì che quella strage fu opera di “un <strong>gruppo eversivo</strong> costituito nell’alveo di <strong>Ordine</strong> <strong>nuovo</strong>”. Terroristi sì, ma di destra, e funzionali a chi da lì a poco avrebbe fatto ricorso alla “<strong>legislazione dell’emergenza</strong>”.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/decreti-sicurezza-governo-meloni-emergenza-diritti-notizie/8281434/">Rave, naufragio di Cutro, baby gang di Caivano, &#8220;ecoterroristi&#8221;, coltelli e scontri di Torino: così la destra usa la cronaca per fare decreti</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  17. La Cassazione certifica: la ‘ndragheta in Trentino esiste. Inchiesta “Perfido”, confermate otto condanne

    Thu, 05 Feb 2026 17:07:36 -0000

    <p>Ora c’è anche il timbro della Cassazione: la &#8216;ndrangheta in Trentino esiste. Ed esistono gli insidiosi intrecci tra ambienti mafiosi e politica locale in quel Nord ricco che a volte si ritiene isola felice e indenne. La Suprema Corte nei giorni scorsi ha confermato le condanne per otto persone. In tutto le pene sono di [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/la-cassazione-certifica-la-ndragheta-in-trentino-esiste-inchiesta-perfido-confermate-otto-condanne/8281496/">La Cassazione certifica: la &#8216;ndragheta in Trentino esiste. Inchiesta &#8220;Perfido&#8221;, confermate otto condanne</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Ora c’è anche il timbro della Cassazione: <strong>la &#8216;ndrangheta in Trentino esiste</strong>. Ed esistono gli insidiosi <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/09/ndrangheta-in-trentino-alto-adige-colpita-la-cosca-italiano-papalia-a-bolzano-20-arresti/5828707/">intrecci tra ambienti mafiosi e politica locale</a> in quel Nord ricco che a volte si ritiene isola felice e indenne. La Suprema Corte nei giorni scorsi ha confermato le <strong>condanne per otto persone.</strong> In tutto le pene sono di 75 anni, 6 mesi e venti giorni. Si aggiungono a precedenti altre tre condanne ormai definitive.</p> <p>È la conclusione dell’<strong>inchiesta “Perfido</strong>” che aveva aperto uno squarcio sulle infiltrazioni nel mondo della cave di porfido in provincia di Trento. Un’indagine partita grazie alle coraggiose denunce del<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/05/13/ndrangheta-in-trentino-dopo-tre-elezioni-a-vuoto-lona-lases-torna-alle-urne-solo-una-lista-in-corsa-il-candidato-al-consiglio-mafia-al-sud/7157224/"> <strong>segretario comunale di Lona Lases, Marco Galvagni</strong></a>. Al lavoro dei carabinieri del Noe di Trento. Ma anche, va ricordato, a un’inchiesta del <em>Fatto Quotidiano</em> ormai di dieci anni fa.</p> <p>Alla fine la acque si smossero. Ed ecco le undici condanne. Otto, si diceva, hanno appena ricevuto <strong>il timbro della Cassazione</strong> che ha sostanzialmente confermato la ricostruzione dei pm Maria Colpani e Davide Ognibene: <strong>confermata la condanna a 11 anni, 10 mesi e 20 giorni a Giuseppe Battaglia</strong>, all’epoca assessore di Lona Lases. Sarebbe lui, ricordano i pm &#8211; come scrivono il <em>Corriere Trentino e L’Adige</em> &#8211; “l’iniziatore della <strong>silente infiltrazione mafiosa</strong> nel tessuto sociale ed economico del Trentino”. E sempre lui è stato ritenuto l’organizzatore della ‘locale’ legata alla <strong>cosca Serraino</strong>. Condanna a <strong>9 anni e 6 mesi e venti giorni anche per Pietro Battaglia</strong>, fratello dell’assessore e a sua volta ex consigliere comunale. La moglie di Giuseppe, <strong>Giovanna Casagranda</strong>, ha avuto una condanna di 9 anni, 2 mesi e venti giorni. Condanne, tra gli altri, anche per <strong>Mario Giuseppe Nania</strong> (11 anni, 6 mesi e venti giorni) che <strong>secondo i pm era il “braccio armato” della locale trentina.</strong> Dieci anni per <strong>Demetrio Costantino</strong> che era stato anche accusato di voto di scambio per “aver promesso di procurare voti per le elezioni provinciali del 2018”. Otto anni per <strong>Domenico Ambrogio</strong> che era considerato “esecutore di atti intimidatori”, mentre 8 anni e 8 mesi sono andati a <strong>Antonino Quattrone</strong> accusato di aver curato i rapporti con imprenditori e funzionari pubblici.</p> <p>Così la Cassazione ha messo la parola fine a un’inchiesta che, appunto, è stata avviata oltre dieci anni fa ed è stata divisa in tronconi, alcuni conclusi con riti alternativi, mentre questo ha seguito il percorso ordinario. Ora tutto pare semplice. Ma all’inizio era stata dura, molto, per Galvagni che aveva dovuto scontrarsi contro muri di gomma. All’epoca il cronista aveva interpellato la gente di Lona Lases, questo paesino tranquillo arrampicato sui primi dolci rilievi trentini. Un luogo silenzioso, tranquillo che a guardarlo ti pareva lontano anni luce da parole come ‘Ndrangheta e mafia. Eppure&#8230; “Galvagni?”, si era sentito dire, “Ah sì, è un gran rompiballe”. Invece no: aveva ragione. E aveva continuato per la sua strada nonostante i rischi.</p> <p>Fino all’inchiesta del <em>Fatto</em>, alle prime interrogazioni parlamentari, come quella dell’allora parlamentare e poi ministro M5S, Riccardo Fraccaro: “Gli elementi sopra esposti appaiono di per sé gravi e tali da ritenere necessaria anche una tutela del segretario comunale”. Galvagni aveva indagato come un detective. Aveva consultato migliaia di fonti aperte. Aveva fatto visure. Aveva letto le carte di altri processi. E aveva ricostruito tutto da solo. Raccontava allora: “<strong>Tutto comincia quando nell’agosto 2014</strong> viene sequestrato in Spagna un carico di porfido e cocaina. Tra le società e gli imprenditori legati alla spedizione c’erano anche imprenditori noti per la loro attività in Trentino”.</p> <p>Così aveva consultato anche le carte dell’inchiesta Aemilia. Era arrivato a ricostruire gli appetiti della temutissima famiglia <strong>Grande Aracri</strong> in Trentino. E alla fine qualcuno lo aveva ascoltato. Già allora Galvagni citava lo sfogo di un <strong>ex ‘ndranghetista di spicco</strong>, per anni reggente del <strong>clan crotonese dei Vrenna-Bonaventura</strong>, raccolto dal sito <em>questotrentino.it</em>: “Il Trentino isola felice? Assolutamente sì:<strong> per le organizzazioni criminali è un’isola felicissima.</strong> Ho avuto parecchi affari lassù, quindi posso parlare con cognizione di causa; troppo spesso, ancor oggi, si racconta la favola secondo cui certe regioni sarebbero immuni dall’infiltrazione mafiosa. E invece la verità è che il Trentino è un chiaro esempio di mandamento occulto. Si tratta di quelle zone in cui la presenza delle organizzazioni criminali è forte, ma anche molto silenziosa. Il Trentino invece ancora non sembra accorgersi di nulla: le cosche gestiscono molti affari riuscendo a mimetizzarsi alla perfezione, senza richiamare l’attenzione di nessuno”.</p> <p>Ma dieci anni e undici condanne dopo è arrivata la condanna della Cassazione. Le mafie in Trentino esistono. Galvagni aveva ragione. E non si potrà più non accorgersi di nulla.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/la-cassazione-certifica-la-ndragheta-in-trentino-esiste-inchiesta-perfido-confermate-otto-condanne/8281496/">La Cassazione certifica: la &#8216;ndragheta in Trentino esiste. Inchiesta &#8220;Perfido&#8221;, confermate otto condanne</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  18. Garlasco – A processo per diffamazione l’avvocato Massimo Lovati. L’ex difensore di Sempio accusò legali di Stasi di “macchinazione”

    Thu, 05 Feb 2026 17:07:22 -0000

    <p>L’avvocato Massimo Lovati &#8211; ex difensore di Andrea Sempio nell&#8217;inchiesta di Pavia sul delitto di Garlasco, sarà processato per diffamazione con citazione diretta a giudizio nell’ambito di un procedimento avviato dalla Procura di Milano. Il legale, protagonista di interventi bizzarri e dichiarazioni talvolta sopra le righe, dovrà comparire davanti alla terza sezione penale del Tribunale [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/garlasco-a-processo-per-diffamazione-lavvocato-massimo-lovati-ex-difensore-di-sempio/8281622/">Garlasco &#8211; A processo per diffamazione l&#8217;avvocato Massimo Lovati. L&#8217;ex difensore di Sempio accusò legali di Stasi di &#8220;macchinazione&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>L’avvocato<strong> Massimo Lovati</strong> &#8211; ex difensore di <strong>Andrea Sempio</strong> nell&#8217;inchiesta di Pavia sul delitto di Garlasco, sarà processato per diffamazione con citazione diretta a giudizio nell’ambito di un procedimento avviato dalla Procura di Milano. Il legale, protagonista di interventi bizzarri e dichiarazioni talvolta sopra le righe, dovrà comparire davanti alla terza sezione penale del Tribunale di Milano il prossimo 26 maggio, data fissata per l’inizio del processo.</p> <p>La decisione è stata assunta dalla Procura milanese, con il pubblico ministero Fabio De Pasquale, che contesta a Lovati di aver pronunciato &#8220;<strong>dichiarazioni gravemente diffamatorie</strong>&#8221; nei confronti dello studio legale Giarda, che aveva difeso Alberto Stasi nei procedimenti giudiziari legati all’omicidio di Chiara Poggi e che hanno portato alla condanna dell&#8217;allora fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni.</p> <p>Secondo l’imputazione, l’avvocato avrebbe offeso l’onore e la reputazione dei legali Fabio ed Enrico Giarda, figli del professor Angelo Giarda, nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 13 marzo 2025, quando Lovati ricopriva ancora il ruolo di difensore di Andrea Sempio. In quell’occasione, davanti ai cronisti, Lovati avrebbe attribuito alla difesa dello studio Giarda un ruolo determinante nell’apertura della <strong>prima inchiesta a carico di Sempio nel 2017</strong>. Lovati aveva detto che l’indagine del 2017 &#8220;è frutto di una macchinazione della difesa Giarda&#8221; o ancora che &#8220;è stata frutto di una macchinazione organizzata dagli investigatori dello studio degli avvocati difensori di Stasi che clandestinamente hanno prelevato il Dna&#8221;. Non solo. Sempre secondo la Procura, Lovati avrebbe parlato pubblicamente anche di una presunta &#8220;manipolazione organizzata dagli investigatori dello studio&#8221; in relazione al prelievo del Dna, affermazioni che per l’accusa travalicano il diritto di critica e configurano un’ipotesi di diffamazione.</p> <p>Per gli inquirenti, le espressioni utilizzate dall’avvocato sono da considerarsi gravemente lesive della reputazione professionale dei legali coinvolti, motivo per cui è stata disposta la citazione diretta a giudizio senza passare dall’udienza preliminare. Nel procedimento, Fabio ed Enrico Giarda figurano come persone offese e sono assistiti dall’avvocata Pia D’Andrea. Massimo Lovati è invece difeso dall’avvocato Fabrizio Gallo.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/garlasco-a-processo-per-diffamazione-lavvocato-massimo-lovati-ex-difensore-di-sempio/8281622/">Garlasco &#8211; A processo per diffamazione l&#8217;avvocato Massimo Lovati. L&#8217;ex difensore di Sempio accusò legali di Stasi di &#8220;macchinazione&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  19. Appello a Bruxelles dagli AD di Volkswagen e Stellantis: “Le auto prodotte in Europa devono avere incentivi e trattamento preferenziale”

    Thu, 05 Feb 2026 17:02:42 -0000

    <p>I veicoli prodotti in Europa? Dovrebbero avere un trattamento preferenziale, in accordo con quanto sostenuto dal recente &#8220;pacchetto Automotive&#8221; prodotto dalla Commissione UE. A chiederlo sono Oliver Blume e Antonio Filosa, ai vertici rispettivamente di Volkswagen e Stellantis, che hanno lanciato un appello alle istituzioni europee per la tutela dell&#8217;automotive Made in Europe. Per i [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/volkswagen-stellantis-appello-bruxelles-auto-europee-news/8281300/">Appello a Bruxelles dagli AD di Volkswagen e Stellantis: &#8220;Le auto prodotte in Europa devono avere incentivi e trattamento preferenziale&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>I veicoli prodotti in Europa? Dovrebbero avere un<strong> trattamento</strong> preferenziale, in accordo con quanto sostenuto dal recente &#8220;pacchetto Automotive&#8221; prodotto dalla Commissione UE. A chiederlo sono <strong>Oliver Blume</strong> e <strong>Antonio Filosa</strong>, ai vertici rispettivamente di<strong> Volkswagen</strong> e <strong>Stellantis</strong>, che hanno lanciato un <strong>appello</strong> alle istituzioni europee per la tutela dell&#8217;automotive Made in Europe. Per i due manager, le vetture prodotte nell&#8217;Unione che soddisfino determinati <strong>criteri</strong> ambientali, dovrebbero beneficiare di <strong>incentivi</strong> all&#8217;acquisto nazionali e di corsie preferenziali negli appalti pubblici.</p> <p><strong>Riguardi</strong> che, in realtà, sono in larga parte già predisposti da <strong>Bruxelles</strong>: infatti, fino al 2035 i car makers beneficeranno di &#8220;<strong>super crediti</strong>&#8221; per le piccole <strong>auto elettriche</strong> – lunghe fino a 4,2 metri – prodotte nell&#8217;Unione Europea e vendute a <strong>prezzi</strong> accessibili. Non solo, il fatto che un veicolo a basse o zero emissioni sia &#8220;<strong>Made in EU</strong>&#8221; sarà un prerequisito per beneficiare di un sostegno finanziario pubblico. Tutto ciò per cercare di arginare l&#8217;avanzata delle marche <strong>cinesi</strong> che, però, stanno aprendo <strong>stabilimenti</strong> produttivi pure in Europa per dribblare i dazi (e che godranno, evidentemente, dello stesso trattamento preferenziale riservato a chi punta sull&#8217;Europa).</p> <p>Il nodo più caldo rimane quello delle <strong>batterie</strong>. Nel vecchio continente si stanno investendo miliardi per svilupparle e produrle; e ciò rende i prezzi delle automobili più cari, mentre il pubblico vorrebbe fossero più bassi. Tuttavia, spiegano <strong>Blume</strong> e <strong>Filosa</strong>, &#8220;più basso è il prezzo di un’auto, maggiore è la pressione per importare le batterie più economiche possibili&#8221;, ovvero comprare<strong> batterie cinesi</strong>, di gran lunga le più competitive (la Repubblica Popolare controlla il 70% della catena del valore delle batteria, facendo di fatto il buono e il cattivo tempo quando si parla di elettromobilità).</p> <p>Sicchè, esiste una sostanziale <strong>inconciliabilità</strong> tra la necessità di ridurre i costi a breve termine – e con essi i prezzi delle auto – e la volontà di affrancarsi dalle forniture asiatiche. Per Blume e Filosa, i<strong> costruttori</strong> che accedono al mercato europeo dovrebbero produrre automobili basandosi sulle medesime <strong>regole</strong> affinché la<strong> concorrenza</strong> sia realmente leale. E le <strong>risorse</strong> dei <strong>contribuenti</strong> europei dovrebbero essere impiegate per sostenere la produzione continentale e attirare nuovi investimenti.</p> <p>Anche se non si capisce bene come questi concetti possano conciliarsi con gli <strong>investimenti</strong> massicci (e le <strong>delocalizzazioni</strong>) che <strong>Stellantis</strong> sta portando avanti: il gruppo, infatti, ha rafforzato la sua presenza produttiva in Nord Africa, in particolare in <strong>Algeria</strong> – 90.000 unità previste nel 2026, fra cui modelli come la Fiat Grande Panda, 500 e Doblò – e in <strong>Marocco</strong>, dove grazie a un investimento di 1,2 miliardi di euro, la produzione è destinata a passare da 200.000 a 535.000 veicoli annui. In Marocco sono già assemblati modelli di micromobilità come la Fiat Topolino e la Citroën Ami. Dal 2027, è previsto il trasferimento della produzione della Citroën C4 elettrica dall&#8217;Europa al Marocco. Mentre da maggio 2025 è iniziata la produzione di motori mild hybrid e di stazioni di ricarica per veicoli elettrici e nei prossimi mesi dovrebbe partire quella di Fiat Giga Panda e Fiat Panda Fastback. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/21/stellantis-aziende-indotto-piemonte-algeria-fiom-news/8264171/" target="_blank" rel="noopener">È stata la medesima Stellantis, nondimeno, a invitare i suoi <strong>fornitori</strong> a raggiungerla in Algeria.</a></p> <p>In quanto a <strong>coerenza</strong> strategica, non sta messa meglio la <strong>Volkswagen</strong>, che punta al Nord Africa come punto focale della nuova strategia di espansione. Infatti, a giugno 2025 il colosso di Wolfsburg ha confermato l&#8217;intenzione di produrre in <strong>Egitto</strong> per servire i mercati africani e mediorientali. Il piano prevede inizialmente l&#8217;assemblaggio in strutture già esistenti tramite la Egyptian-German Automotive Company (EGA), con l&#8217;obiettivo di costruire una <strong>fabbrica</strong> integrata nella zona industriale di East Port Said. Volkswagen sta lavorando per localizzare la produzione di componenti e formare personale specializzato nella manutenzione di veicoli elettrici in loco.</p> <p>A differenza di Stellantis, il colosso tedesco non possiede attualmente un impianto di assemblaggio di veicoli finiti in <strong>Marocco</strong>, ma il paese è centrale per la sua catena di approvvigionamento. Molti <strong>fornitori</strong> del gruppo, infatti, operano nei distretti di Tangeri e Kenitra, che si stanno evolvendo in hub per l&#8217;elettronica automobilistica e le batterie. Questa spinta verso il <strong>Nord Africa</strong> (e la Cina) avviene in un momento critico: tra la fine del 2024 e l&#8217;inizio del 2026, Volkswagen ha annunciato <strong>piani</strong> di<strong> ristrutturazione</strong> drastici in Europa, inclusa la chiusura di tre fabbriche in Germania e <strong>tagli</strong> per circa 4 miliardi di euro.</p> <p>Nonostante le suddette <strong>evidenze</strong>, per i due manager occorre l&#8217;istituzione di <strong>incentivi</strong> intelligenti per sostenere una crescita stabile della produzione europea. In particolare <strong>misure</strong> capaci di compensare i costi aggiuntivi richiesti dalla più onerosa produzione continentale, come bonus inseriti nel regolamento sulle emissioni. L&#8217;obiettivo sarebbe quello di mantenere la <strong>produzione</strong> nell’Unione per poi reinvestire in progetti strategici di lungo periodo, sostenendo crescita e occupazione e mantenendo i costi sotto controllo. Meno prosaicamente, per VW e Stellantis, servono <strong>sussidi</strong> mirati per la produzione di <strong>batterie europee</strong> e incentivi all’acquisto dei veicoli elettrici prodotti in Europa.</p> <p><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/byd-e-i-suoi-fratelli-linarrestabile-avanzata-dei-marchi-cinesi-nel-vecchio-continente/8279555/" target="_blank" rel="noopener">Paradossalmente, però, gli unici che al momento sembrano realmente interessati a investire nella produzione europea di auto – e a trarne eventuali benefici pubblici – sono i costruttori<strong> cinesi</strong>, pronti a mettere sul tavolo europeo miliardi e senza aspettare le garanzie di Bruxelles</a>. <strong>BYD</strong>, ad esempio, si appresta ad aprire il suo stabilimento in <strong>Ungheria</strong>, a Szeged, dando lavoro a 2.000 persone. Il complesso potrà sfornare 200 mila veicoli all’anno e potrebbe fare da apripista per altri stabilimenti continentali (in lizza c&#8217;è la Spagna). <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/geely-punta-agli-impianti-ford-in-europa-per-costruire-modelli-destinati-allue/8279609/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Geely</strong>, sarebbe in trattativa per sfruttare alcuni stabilimenti produttivi della <strong>Ford</strong>, come quello di <strong>Valencia</strong></a>.</p> <p><strong>Omoda&amp;Jaecoo</strong> ha una fabbrica a <strong>Barcellona</strong>: la produzione è stata avviata progressivamente tra la fine del 2024 e il 2025, con l’assemblaggio di Omoda 5 (sia benzina, sia elettrica) e Jaecoo 7. La fabbrica punta a una produzione a regime di circa 150.000 veicoli l’anno entro il 2029. Mentre <strong>Leapmotor</strong> produce in europa alcuni modelli, come la T03, assemblata in uno stabilimento Stellantis in <strong>Polonia</strong>; nella seconda metà del 2026 sarà avviata la produzione del Suv B10 a <strong>Saragozza</strong>, in Spagna. Infine <strong>MG</strong> (che da qualche anno appartiene al colosso cinese SAIC) dovrebbe aprire nel giro di qualche mese la sua prima fabbrica europea con l&#8217;obiettivo di avviare le linee produttive già nel 2027.</p> <p>La potenziale beffa è che delle<strong> agevolazioni</strong> richieste a gran voce dai costruttori europei (in parziale fuga dall&#8217;Europa) per rilanciare la produzione continentale, possano beneficiare in primis proprio i costruttori cinesi. Questi ultimi, che già oggi riescono a essere più competitivi nonostante i paletti di Bruxelles, potrebbero esserlo ancor di più con le loro produzioni europee, incentivate dalla Commissione stessa. Il rischio ultimo è uno <strong>scacco matto</strong> agli storici <strong>costruttori occidentali</strong>, finanziato oltretutto da denaro pubblico europeo.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/volkswagen-stellantis-appello-bruxelles-auto-europee-news/8281300/">Appello a Bruxelles dagli AD di Volkswagen e Stellantis: &#8220;Le auto prodotte in Europa devono avere incentivi e trattamento preferenziale&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  20. Model collapse, ovvero quando l’Ai perde contatto con la realtà: il rischio è soprattutto psicologico

    Thu, 05 Feb 2026 16:55:15 -0000

    <p>C’è una parola che sembra uscita da una cartella clinica e invece descrive un processo industriale: model collapse. È il momento in cui un sistema di intelligenza artificiale, nutrito sempre più da contenuti generati da altre macchine, comincia lentamente a perdere contatto con la realtà. Non crolla, non esplode, non fa rumore: sbiadisce. Come una [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/model-collapse-intelligenza-artificiale-rischi-oggi/8274244/">Model collapse, ovvero quando l&#8217;Ai perde contatto con la realtà: il rischio è soprattutto psicologico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>C’è una parola che sembra uscita da una cartella clinica e invece descrive un processo industriale: <em><strong>model collapse</strong></em>. È il momento in cui un sistema di intelligenza artificiale, nutrito sempre più da contenuti generati da altre macchine, comincia lentamente a perdere contatto con la realtà. Non crolla, non esplode, non fa rumore: <strong>sbiadisce</strong>. Come una fotocopia della fotocopia che, copia dopo copia, smarrisce il dettaglio fino a diventare un’ombra.</p> <p>Il giornalista <strong>Osvaldo De Paolini</strong> lo spiega con lucidità. Non c’è pericolo che le macchine diventino più intelligenti di noi, ma che il potere economico interpreti il pensiero umano come un costo da comprimere. Dietro la retorica della democratizzazione dell’informazione sta nascendo un oligopolio cognitivo fatto di pochi modelli, scarse e univoche visioni del mondo. Così l’efficienza diventa un <strong>criterio culturale</strong>, e ciò che non corre viene lasciato indietro.</p> <p>In questo clima prosperano i movimenti neoluddisti contrari allo sviluppo incontrollato dell’AI. Negli Stati Uniti gruppi come StopAI e PauseAI propugnano apertamente <strong>disobbedienza civile</strong> parlando di punto di non ritorno e intrecciando la questione tecnologica con quella sociale. Secondo il centro di ricerca no-profit Pew Research Center, oltre metà degli americani vorrebbe un maggiore controllo sull’uso dell’AI, mentre l’opposizione ai data center cresce a causa del loro massiccio impatto energetico e ambientale. Non è più solo una discussione tra ingegneri, ma una tensione politica e culturale che attraversa territori, lavoro, consumi.</p> <p>Eppure, il rischio più sottovalutato non è solo economico o ambientale, ma soprattutto <strong>psicologico.</strong> L’intelligenza artificiale sceglie le parole in base a probabilità statistiche &#8211; il famoso “pappagallo stocastico” descritto da Bender e Gebru &#8211; mentre gli esseri umani le scelgono con un atto intenzionale. Ogni parola porta con sé una <strong>responsabilità</strong>. Delegando alle macchine sintesi, selezione e linguaggio, non stiamo solo accelerando i processi produttivi, stiamo esternalizzando una parte del giudizio. Una risposta pronta prende il posto di una domanda scomoda, un riassunto sostituisce il conflitto intellettuale, l’algoritmo diventa una scorciatoia cognitiva.</p> <p>Questo passaggio coincide con l’arrivo della Generazione Beta, i bambini nati ora, in piena era AI, che non conosceranno mai un mondo in cui la conoscenza, la creazione umana, <strong>non siano mediate</strong> da una macchina. Per loro l’AI non sarà uno strumento ma un ambiente, non un supporto ma un filtro permanente.</p> <p>Il premio Nobel per la Fisica, Geoffrey Hinton, l’ha descritto come un sistema <strong>potenzialmente</strong> <strong>incontrollabile</strong>, Bill Gates invita a governare l’AI prima che sia lei a governare noi. Ma il nodo non è apocalittico, è più sottile perché, in realtà, il pericolo non è la ribellione delle macchine ma la nostra <strong>rinuncia</strong> a pensare in modo autonomo. Un mondo che ottimizza tutto rischia di cancellare ciò che non è misurabile, il dubbio, l’immaginazione, l’errore fecondo, la serendipità.</p> <p>Probabilmente non sarà un collasso improvviso, ma una lenta <strong>convergenza all’uniformità.</strong> In un oceano di contenuti automatici, la vera conoscenza sarà un bene sempre più raro. E ciò che è raro, nei mercati come nella vita, acquista valore.</p> <p>L’intelligenza artificiale resta uno strumento formidabile, ma amplifica ciò che trova. Se trova pensiero, amplifica pensiero; se trova pigrizia, amplifica pigrizia. Alla fine, il vero rischio non è tecnologico, ma <strong>umano</strong>. Confondere l’efficienza con l’intelligenza e scoprire troppo tardi che non sono la stessa cosa.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/model-collapse-intelligenza-artificiale-rischi-oggi/8274244/">Model collapse, ovvero quando l&#8217;Ai perde contatto con la realtà: il rischio è soprattutto psicologico</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
  21. Sicurezza, nel dl c’è il fermo preventivo: ma il pm potrà annullarlo. Scudo penale agli agenti, carcere per chi porta coltelli

    Thu, 05 Feb 2026 16:37:58 -0000

    <p>Il fermo preventivo ci sarà, ma circoscritto e sottoposto al controllo del pubblico ministero. Lo scudo penale pure, ma dovrà essere &#8220;evidente&#8221; la sussistenza della legittima difesa. Dopo una serrata trattativa col Quirinale, il nuovo pacchetto sicurezza approvato in Consiglio dei ministri viene leggermente edulcorato dal governo, ma conserva intatte le sue misure-bandiera. A partire [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/decreto-sicurezza-fermo-preventivo-pm-notizie/8281442/">Sicurezza, nel dl c&#8217;è il fermo preventivo: ma il pm potrà annullarlo. Scudo penale agli agenti, carcere per chi porta coltelli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Il<strong> fermo preventivo</strong> ci sarà, ma circoscritto e sottoposto al<strong> controllo del pubblico ministero</strong>. Lo scudo penale pure, ma dovrà essere &#8220;<strong>evidente</strong>&#8221; la sussistenza della <strong>legittima difesa</strong>. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/05/scudo-e-fermo-colle-corregge-il-decreto-la-russa-e-perplesso/8280689/" target="_blank" rel="noopener">Dopo una serrata trattativa col Quirinale</a>, il nuovo pacchetto sicurezza approvato in Consiglio dei ministri viene leggermente edulcorato dal governo, ma conserva intatte le sue<strong> misure-bandiera</strong>. A partire dalla possibilità per le forze dell&#8217;ordine, in occasione di manifestazioni, di &#8220;accompagnare nei propri uffici&#8221;, trattenendole per un <strong>massimo di 12 ore</strong>, persone &#8220;rispetto alle quali sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di <strong>concreto pericolo</strong> per il <strong>pacifico svolgimento</strong>&#8221; dell&#8217;evento di piazza, anche se non hanno commesso alcun reato.</p> <h2>Il potere d&#8217;intervento del pm</h2> <p>Rispetto alla bozza diffusa nei giorni scorsi, viene specificato che il pericolo dev&#8217;essere &#8220;<strong>concreto</strong>&#8220;, e non potrà essere desunto semplicemente dall&#8217;uso di &#8220;<strong>caschi</strong> o strumenti che rendono <strong>difficoltoso</strong> il <strong>riconoscimento</strong> della persona&#8221;. Soprattutto, del fermo dovrà essere data &#8220;immediata notizia al pubblico ministero&#8221;, che potrà ordinare subito il rilascio se riterrà che sia stato eseguito senza i presupposti: nella versione precedente, invece, questo potere di controllo non era previsto. <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/31/askatasuna-corteo-torino-scontri-polizia-notizie-2/8275658/" target="_blank" rel="noopener">Dopo le violenze di sabato scorso a Torino</a> e il ferimento di due agenti di polizia, il governo ha spostato la misura nel <strong>decreto-legge</strong>, che entrerà in vigore subito, mentre originariamente doveva essere contenuta nel disegno di legge, l&#8217;altro provvedimento parte del &#8220;pacchetto&#8221; presentato dal ministro dell&#8217;Interno <strong>Matteo Piantedosi</strong>.</p> <h2>Scudo penale con legittima difesa &#8220;evidente&#8221;</h2> <p>Dal ddl al decreto-legge passa anche lo &#8220;scudo&#8221; dalle indagini penali, pensato per gli agenti che sparano ma valido per tutti i cittadini. &#8220;Quando appare evidente che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione&#8221;, come la legittima difesa, chi ha sparato <strong>non verrà iscritto nel registro degli indagati</strong>, ma potrà godere di tutte le &#8220;garanzie della persona sottoposta alle indagini preliminari&#8221;, come la possibilità di nominare un difensore o di mentire se interrogato. A questo scopo, il pm dovrà iscrivere il nome del &#8220;non-indagato&#8221;, con &#8220;<strong>annotazione preliminare</strong>&#8220;, in un &#8220;<strong>separato modello</strong>&#8220;. La novità insomma non modifica la sostanza, ma solo la forma: lo scopo è evitare agli uomini delle forze dell&#8217;ordine la qualifica di &#8220;<strong>indagato</strong>&#8220;, con il presunto stigma sociale che ne deriva. Rispetto alla bozza, viene specificato che la causa di giustificazione dovrà apparire &#8220;<strong>evidente</strong>&#8220;.</p> <p>Nel decreto entra anche la stretta sul porto di coltelli, con l&#8217;introduzione dell&#8217;ennesimo nuovo reato: &#8220;Chiunque, senza giustificato motivo, porta fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, strumenti dotati di lama affilata o appuntita eccedente in lunghezza i <strong>centimetri otto</strong>, è punito con la<strong> reclusione da sei mesi a tre anni</strong>&#8220;. Se il responsabile è un minorenne, è prevista una multa da 200 a 1.000 euro a carico dei genitori. Ai minori non potranno essere nemmeno &#8220;venduti o ceduti in qualsiasi altro modo strumenti da punta o da taglio atti a offendere&#8221;: una norma introdotta per reazione all&#8217;<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/16/accoltellamento-scuola-spezia-studente-gravissimo-news/8258666/" target="_blank" rel="noopener">omicidio del giovane <strong>Youssef Abanoub</strong> a La Spezia</a>.</p> <p>Nuova fattispecie di reato, punita con la reclusione da 10 a 25 anni, anche per la &#8220;<strong>rapina aggravata commessa da gruppi organizzati</strong>&#8220;: si tratta, come si legge nella norma, della rapina commessa &#8220;in danno di istituti di credito, uffici postali, sportelli automatici, veicoli adibiti al trasporto di valori o locali attrezzati per il deposito e la custodia di valori, da un gruppo organizzato che scorre in armi le campagne o le pubbliche vie&#8221;.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/decreto-sicurezza-fermo-preventivo-pm-notizie/8281442/">Sicurezza, nel dl c&#8217;è il fermo preventivo: ma il pm potrà annullarlo. 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  22. Bagarre alla Camera, la leghista Matone urla “Fascisti” all’opposizione durante la commemorazione di Minneapolis. Prestipino: “Sfiorata la rissa”

    Thu, 05 Feb 2026 16:24:15 -0000

    <p>Bagarre in Aula alla Camera dei deputati durante la commemorazione richiesta da Avs per le vittime dell&#8217;Ice a Minneapolis, Renée Good e Alex Pretti. A scatenare le proteste tra i banchi di M5s, Pd e Avs è stato l&#8217;intervento della deputata della Lega Simonetta Matone, che ha accusato il centrosinistra di strumentalizzare quelle morti: &#8220;Non [&#8230;]</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/matone-lega-ice-trump-camera-avs-pd-m5s/8281488/">Bagarre alla Camera, la leghista Matone urla &#8220;Fascisti&#8221; all&#8217;opposizione durante la commemorazione di Minneapolis. Prestipino: &#8220;Sfiorata la rissa&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>
    <p>Bagarre in Aula alla Camera dei deputati durante la commemorazione richiesta da <strong>Avs</strong> per le vittime dell&#8217;Ice a Minneapolis, <strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/21/renee-good-agenti-ice-soccorsi-impediti-news/8264256/" target="_blank" rel="noopener">Renée Good</a> e <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/01/27/alex-pretti-ice-minneapolis-video-smentisce-autorita-trump/8270545/" target="_blank" rel="noopener">Alex Pretti.</a></strong><br /> A scatenare le proteste tra i banchi di<strong> M5s, Pd e Avs </strong>è stato l&#8217;intervento della deputata della <strong>Lega Simonetta Matone</strong>, che ha accusato il centrosinistra di strumentalizzare quelle morti: &#8220;Non si è mai vista una <strong>commemorazione ad horas che sa tanto di provocazione&#8221;</strong>.<br /> Inevitabili le contestazioni dell&#8217;opposizione, a stento placate dal vicepresidente di turno, <strong>Sergio Costa.</strong><br /> Quando è tornata la calma, Matone ha rincarato la dose: &#8220;Se questo ricordo dei morti di Minneapolis serve ad attirare la maggioranza in una trappola dialettica, il tentativo è fallito dall&#8217;origine. <strong>Voi volete alzare una cortina fumogena <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/travaglio-torino-askatasuna-piantedosi-meloni/8279477/" target="_blank" rel="noopener">sui fatti di Torino</a></strong> per i quali stiamo ancora aspettando parole inequivocabili di lontananza e di condanna&#8221;.</p> <p>L&#8217;opposizione ha protestato vivacemente: i parlamentari hanno urlato<strong> &#8220;Vergogna!&#8221;</strong>, e la deputata della Lega ha replicato con<strong> &#8220;Fascisti!&#8221;,</strong> scatenando una tensione al limite della rissa, come ha descritto su X la deputata <strong>Pd Patrizia Prestipino</strong>.<br /> Costa ha richiamato l&#8217;ex magistrata: &#8220;Deputata, la prego, non si può sentire l&#8217;accusa di fascisti a qualcuno in quest&#8217;Aula. Il fascismo è fuori da quest&#8217;Aula&#8221;.<br /> Quando ha ripreso la parola, Matone non ha arretrato: &#8220;Noi fortunatamente viviamo in uno Stato di diritto con regole chiare, precise, dove le forze di polizia fanno il loro lavoro con abnegazione e spirito di sacrificio, nervi saldi, nervi messi costantemente alla prova da provocazioni di ogni genere e da assalti fisici. Se da voi non abbiamo risposte concrete di condanna per fatti che lo richiederebbero, al contrario, da noi, so di sorprendervi, avrete una chiara presa di posizione su quanto accaduto a Minneapolis&#8221;.</p> <p>Matone ha richiamato poi le origini dell&#8217;Ice, ha citato <strong>Barack Obama</strong> e ha concluso: &#8220;Le uccisioni di Renée Good e di Alex Pretti sono inaccettabili. Non ci lasciano affatto indifferenti e in alcun modo possiamo condividere metodi che non ci appartengono. La commemorazione delle due vittime di Minneapolis non deve essere strumentalizzata, tanto più oggi che discutiamo del <strong><a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/04/mozione-opposizioni-sicurezza-piantedosi-fermo-preventivo-notizie/8280128/" target="_blank" rel="noopener">nuovo pacchetto di norme sulla sicurezza</a>,</strong> rispetto alle quali sarebbe auspicabile trovare unità. Perché le morti si rispettano, non si usano&#8221;.<br /> Da parte sua, l&#8217;opposizione ha accusato la maggioranza di usare l&#8217;episodio per deviare l&#8217;attenzione dalle responsabilità delle forze dell&#8217;ordine italiane e per difendere un approccio securitario.</p> <p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/02/05/matone-lega-ice-trump-camera-avs-pd-m5s/8281488/">Bagarre alla Camera, la leghista Matone urla &#8220;Fascisti&#8221; all&#8217;opposizione durante la commemorazione di Minneapolis. Prestipino: &#8220;Sfiorata la rissa&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.ilfattoquotidiano.it">Il Fatto Quotidiano</a>.</p>